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#anci2016: esperienze di buona accoglienza Sprar

Data: 18 ott 2016

Sindaci protagonisti del nuovo sistema di accoglienza diffusa sul territorio, capace di coinvolgere tutti i comuni a partire da una ripartizione sostenibile e proporzionale dei posti in centri di piccoli, medie e grandi dimensioni. Il salto in avanti del sistema Sprar con il coinvolgimento attivo di tutte le comunità locali e a partire da rinnovate forme di collaborazione tra comuni e prefetture è il tema al centro del convegno organizzato da Anci e Ministero dell’Interno in apertura dell’Assemblea Anci di Bari, che ha rimarcato l’impegno congiunto verso l’estensione di un modello di successo al maggior numero possibile di comuni. Le esperienze di buona accoglienza realizzate nell’ambito del sistema Sprar (best practice di valore internazionale, modello di buona gestione che l’Italia può esportare in Europa, come ricordato sia dalla presidente della Commissione Immigrazione dell’Anci Irma Melini che dal presidente di Cittalia Leonardo Domenici) rappresentano l’elemento di partenza per il nuovo piano che punta a ridistribuire i posti di accoglienza negli oltre 8000 Comuni italiani a partire dall’adesione volontaria dei sindaci al sistema, introducendo meccanismi premiali come quello della clausola di salvaguardia presente nella direttiva emanata dal Ministero dell’Interno. Garantire un’equa ripartizione anche in base alla popolazione residente sul territorio e accompagnare l’accoglienza con azioni di inserimento di rifugiati e richiedenti asilo sempre più integrate nelle comunità locali sono gli elementi che contribuiranno a ridurre i problemi di concentrazione sui singoli territori, puntando su progetti di qualità basati sulla forte responsabilità dei municipi e un’attiva collaborazione con il mondo del terzo settore. “Sindaci e prefetti hanno affrontato bene in questi mesi una situazione di grande impegno per l’intero sistema di accoglienza ma c’è ora bisogno di un salto di qualità – afferma il capo dipartimento Libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno Mario Morcone – Si tratta di un impegno che Anci e Ministero assumono congiuntamente perché abbiamo tutto l’interesse a rendere i sindaci protagonisti delle politiche di accoglienza sul loro territorio”. Mettere a disposizione dei sindaci una risposta congiunta “a partire da un patto granitico con il Ministero, in un sistema che assicuri accoglienza dignitosa a rifugiati e richiedenti asilo e allo stesso tempo limiti al massimo l’impatto sulle comunità” è l’esigenza richiamata dal sindaco di Prato e delegato Anci all’immigrazione Matteo Biffoni, rimarcando l’importanza di una valutazione dei risultati raggiunti dai progetti Sprar già attivi in termini di impatto sui territori. “Il nuovo piano di ripartizione deve funzionare perché la strada della corresponsabilità tra comuni e Stato centrale è l’unica possibile” afferma il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, posizione rimarcata dal presidente dell’Anci Piero Fassino che mette l’accento sul criterio di proporzionalità come elemento fondante di un nuovo sistema che superi le perplessità dei tanti sindaci che spesso rifiutano di intraprendere percorsi di accoglienza per la paura di non essere capaci di gestirli efficacemente. “Siamo partiti affrontando un’emergenza – spiega Fassino – ma il fenomeno ha mostrato nel tempo una strutturalità in virtù della quale è necessario attrezzarsi al meglio perché le migrazioni continueranno ancora per parecchio tempo”. Sottolineando al contempo l’esigenza di agire in maniera efficace su scala internazionale per risolvere le emergenze che colpiscono sia paesi in guerra che in via di sviluppo da cui provengono i flussi migratori, Fassino ricorda “la straordinaria dimostrazione di capacità di accoglienza data dall’Italia” e il lavoro di raccordo tra comuni e Ministero dell’Interno che ha consentito di governare l’inclusione di rifugiati e richiedenti asilo attraverso interventi integrati. Sostituire il canale prefettizio con un’estensione dello Sprar che consenta di passare da 2600 comuni coinvolti in attività di prima e seconda accoglienza ad oltre 8000 comuni è l’obiettivo ambizioso da raggiungere attraverso la definizione nelle prossime settimane di parametri quantitativi e meccanismi premiali che rendano attrattive per tutti i comuni forme più strutturate di accoglienza che escano dall’emergenzialità e restituiscano ai sindaci capacità di governo complessivo dei processi. Le esperienza di accoglienza diffusa raccontate da sindaci di piccoli centri del nord e del sud testimoniano la necessità di un coordinamento sempre più forte con le prefetture, al fine di tutelare competenze e prerogative dei sindaci e garantire un impatto positivo sui territori. In centri come Augusta (Siracusa), interessato dall’inizio dell’anno da oltre 20mila arrivi tramite sbarchi su una popolazione complessiva di 36mila abitanti, la necessità di velocizzare le procedure di coordinamento è quanto mai stringente per non caricare eccessivamente l’amministrazione comunale di una gestione che rischia di diventare problematica. Le esperienze positive dei comuni di Roccagorga (Latina) e Santorso (Vicenza) segnalano quanto un’accoglienza basata su piccoli numeri riesca a garantire coesione nelle comunità locali e progetti concreti sul territorio. “A settembre 2015 abbiamo siglato un protocollo d’intesa con la Prefettura che siglava il principio di accoglienza diffusa e di proporzionalità rispetto al numero di abitanti che ha anticipato gli orientamenti attuali dimostrando che anche un comune piccolo può essere capofila di un progetto efficace di integrazione” afferma il sindaco di Santorso Franco Balzi. “Questa emergenza si è presentata in un momento di forte criticità per i comuni, la cui capacità di gestione risultava vulnerata dai tagli subiti negli anni” afferma il sindaco di Ascoli e presidente di Ascoli Guido Castelli, che ha riaffermato la necessità di adottare un approccio multidirezionale al fenomeno “restituendo ai comuni elementi di solidità economica e finanziaria per reagire al meglio”. Il miglioramento della cornice istituzionale entro la quale i comuni sono chiamati ad operare rappresenta un elemento decisivo per qualificare l’azione delle città, secondo Castelli che chiede un impegno chiaro e congiunto su questioni come i tempi di pagamento e le dotazioni di personale dei comuni impegnati nel sistema di accoglienza. (anci.it)



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