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#ANCI2016: Politiche giovanili - Rapporto su pratiche di partecipazione

Data: 18 ott 2016

Il 13 ottobre è stato illustrato in occasione della XXXIII Assemblea annuale a Bari, il Rapporto ANCI “Le pratiche di partecipazione nell’ambito delle politiche giovanili” a valle dell’analisi di una trentina di progetti da poco conclusi nell’ambito delle politiche giovanili. Il Rapporto nasce infatti dall’analisi di esperienze di partecipazione e co-progettazione avviate dalle amministrazioni comunali con l’intento di creare occasioni di collaborazione con i ragazzi per ripensare la città e, contestualmente, supportarli nella loro ricerca di identità sociale e professionale. Le esperienze sono state esaminate secondo lo schema indicato dalla Carta della partecipazione dei giovani del Consiglio d’Europa. Un focus particolare è stato dedicato ai metodi e alle tecniche che una città può effettivamente adottare per coinvolgere cittadini, esperti e stakeholders. L’analisi è stata realizzata prendendo in esame, in particolare, i progetti vincitori dei due bandi di ANG e Anci Meet Young Cities e ComunementeGiovane. Dal Rapporto Giovani emerge anche un potenziale importante: è forte la domanda di impegno sociale e di azioni concrete a fronte, però, di una generale carenza di proposte credibili e condivisibili. Attualmente in Italia i giovani si sentono poco valorizzati rispetto alle loro possibilità. “Questa ricerca dimostra l’importanza della partecipazione dei giovani in contesti di co-progettazione delle attività promosse dagli enti locali. Il loro attivo coinvolgimento nella costruzione di luoghi, spazi e servizi rappresenta un importante strumento per accrescere la partecipazione nei processi decisionali e nella vita politica del nostro Paese. In questa direzione si muovono, infatti, i progetti di “Youth empowerment” MeetYoungCities e ComunementeGiovane che ANCI – assieme al Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale - sta realizzando per facilitare e promuovere il coinvolgimento delle nuove generazioni nei processi di co-design, in un’ottica di inclusione e innovazione sociale. Si tratta, allo stesso tempo, di iniziative che forniscono ai giovani un’occasione per esprimere le proprie potenzialità, anche finalizzate alla costruzione di un profilo professionale utile per il futuro inserimento nel mondo del lavoro” è quanto afferma l’on. Luigi Bobba Sottosegretario al Ministero del Lavoro. “In materia di gioventù la finalità della U.E. è educare le nuove generazioni alla partecipazione alla vita democratica per rafforzare il ruolo degli stessi giovani nella definizione delle politiche che li riguardano. Come? Favorendo il dialogo con i giovani ed un migliore utilizzo dei meccanismi esistenti - o l'istituzione di nuovi meccanismi - per raccogliere i pareri dei giovani al fine di informare e impostare la politica per la gioventù e le politiche attinenti ai giovani. La “vision” sottostante alle indicazioni del Consiglio d’Europa è che i giovani hanno un prezioso contributo da apportare allo sviluppo della società. Una maggiore partecipazione dei giovani può contribuire allo sviluppo sociale, politico, culturale ed economico e, se un maggior numero di persone e di idee sono rappresentate in ambito pubblico, le decisioni avranno basi più solide”. È quanto afferma Giacomo D’Arrigo Direttore dell’Agenzia nazionale Giovani. Il Direttore continua sottolineando che “La U.E. per fare questo promuove in particolare lo strumento del dialogo strutturato, (gestito in Italia in esclusiva dall’ANG), del metodo Aperto di Coordinamento le consultazioni pubbliche, ma invita a cercare anche altre forme di partecipazione. E’ proprio in quest’ottica, con l’obiettivo di promuovere nuove forme di partecipazione giovanile a livello territoriale, che è nato il progetto con ANCI, Meet Young Cities e quindi la pubblicazione “La partecipazione dei giovani: diritto, scelta, opportunità” che ha l’obiettivo di valorizzare e far emergere le nuove pratiche di partecipazione realizzate dai comuni anche al fine di favorire scambi di buone prassi e favorirne la diffusione su territori con più difficoltà e nei quali il rischio di esclusione sociale delle nuove generazioni è maggiore” (anci.it)



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