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Aree portuali demaniali: potestà impositiva in capo al comune se effettua il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti

Data: 21 nov 2018


Nelle strutture dove non opera l’Autorità portuale ed è il Comune ad espletare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, è legittimo che quest’ultimo chieda il pagamento del relativo tributo. L’ha sancito la Corte di Cassazione (sent. n. 379816/02/2018) decidendo in merito ad un ricorso proposto da un circolo nautico che, impugnando una sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, aveva provato a negare la potestà impositiva del Comune. La Cassazione afferma anche che l’onere del pagamento del tributo incombe sul gestore della struttura e non sul singolo diportista.

 

Le aree rientranti nella detenzione del contribuente, in forza di concessione demaniale, qualora il servizio di raccolta dei rifiuti sia espletato dal Comune, sono assoggettate a Tarsu.

La natura demaniale di un bene concesso in suo a terzi è di per sé del tutto irrilevante ai fini dell’assoggettamento della relativa area alla tassa sui rifiuti.

L’ha affermato la Corte di Cassazione civile, sez. trib., con la sentenza n. 379816/02/2018, (ud. 05/12/2017, dep.16/02/2018).

Un circolo nautico ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio, che aveva sancito la legittimità dell’avviso di accertamento Tarsu, anno d’imposta 2006, affermando il potere impositivo del Comune e la sua competenza ad espletare il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti nell’area portuale (dove insistevano negozi, palestre, cabine telefoniche, per porto turistico, area scoperta, stabilimenti balneari e posti barca).

Secondo il ricorrente, invece, la gestione dei rifiuti, nell’ambito dell’intera area portuale, era di competenza dell’Autorità Portuale, la quale, per legge, è tenuta ad attivare il servizio di raccolta e trasporto di rifiuti.

Il quinto comma, dell’art. 62 del D.Lgs. n. 507/1993, prevede l’esclusione dal tributo sui rifiuti solidi urbani dei locali e delle aree scoperte per i quali non sussiste l’obbligo dell’ordinario conferimento in regime di privativa comunale, per effetto di norme legislative o regolamentari, di ordinanze in materia sanitaria, ambientale o di protezione civile ovvero di accordi internazionali riguardanti organi di Stati esteri.

Mentre l’ottavo comma dell’art. 21 del D.Lgs. n. 22/1997, nel disciplinare le competenze dei Comuni in materia di rifiuti, fa salve le disposizioni della L. 28 gennaio 1994, n. 84, e relativi decreti attuativi, che istituiscono le Autorità portuali in determinate strutture.

Il decreto del Ministero dei Trasporti e della navigazione 14 novembre 1994, all’art. 1 precisa che “i servizi di interesse generale nei porti, di cui alla L. 28 gennaio 1994, n. 84, art. 6, comma 1, lett. c) da fornire a titolo oneroso all’utenza portuale”…vanno identificati anche nei “servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti”.

Questo, però, vale solo per le Autorità portuali costituite e non per tutti i porti.

La tassa sui rifiuti, secondo l’indirizzo prevalente della giurisprudenza di legittimità, è un tributo che il singolo soggetto è tenuto a versare in relazione ad un’utilità che egli trae dallo svolgimento di un’attività svolta da un ente pubblico.

Il potere d’imposizione spetta unicamente al soggetto che espleta il servizio, in ottemperanza ad un espresso disposto legislativo.

La natura demaniale dei beni non costituisce elemento idoneo ad escludere la potestas impositiva del Comune, estendibile – in forza del primo comma dell’art. 58 del D. Lgs. n. 507/1993 -, anche a tutto il “territorio comunale”.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 3829/2009, ha affermato che: “Ai fini della delimitazione di un territorio come comunale bisogna avere riguardo ai confini geografici dello stesso e non già alla natura o alla qualità dei beni immobili compresi nel perimetro di quei confini; per nozione scolastica, infatti, “tutto il territorio dello Stato” è ripartito (art. 114 Cost.) tra Regioni, Province e Comuni per cui ciascuna parte di esso è normalmente ad un tempo elemento costitutivo dello Stato, di una Regione, di una Provincia e di un Comune”.

Qualora, quindi, il Comune abbia svolto il servizio di pulizia e raccolta dei rifiuti, in ragione della mancata istituzione dell’Autorità portuale, lo stesso è autorizzato a chiedere il pagamento della tassa sui rifiuti, anche al circolo nautico, concessionario di area demaniale.

La società contribuente aveva, poi, sostenuto che la richiesta impositiva doveva essere indirizzata verso i singoli titolari dei posti barca, i quali avevano anche la disponibilità dello spazio destinato a parcheggio, e verso chi era titolare delle attività commerciali.

Ai sensi del D.Lgs. n. 507/ 1993, art. 63, comma 1 “la tassa è dovuta da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte di cui all’art. 62”.

Per la Suprema Corte, il soggetto che occupa o detiene un’area scoperta, quando produttrice, per presunzione di legge, di rifiuti solidi urbani, è tenuto al pagamento della tassa per il solo fatto della detenzione o occupazione, indipendentemente dall’individuazione dell’effettivo produttore del rifiuto.

La stipulazione del contratto di ormeggio con il diportista (in ipotesi equiparabile ad un contratto di locazione) non è circostanza idonea a sottrarre “al concedente” la detenzione dell’area concessa in uso alla controparte ed a trasferire, quindi, in capo a quest’ultima, l’obbligo tributario poiché quel contratto, per sua natura, si risolve sempre e solo nell’attribuzione al diportista del diritto di utilizzare lo spazio ed i servizi connessi e non sottrae in alcun modo quello stesso spazio alla detenzione del concedente, al pari di quanto avviene nella gestione di campeggio o di attività ricettive (Cass. n. 3829 del 2009). Tale interpretazione va estesa anche per le aree destinate a parcheggio e ad attività commerciali.

Nel caso in specie, le aree in questione rientravano nella detenzione della società contribuente, in forza della concessione demaniale. E’, pertanto, indifferente, ai fini della tassazione delle aree a carico della ricorrente, che le aree stesse fossero utilizzate in prevalenza da terzi, peraltro per attività serventi rispetto a quelle primarie svolte dalla contribuente.

Luciano Catania




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