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Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte

Data: 18 feb 2013


di Lauro Mattalucci

La attitudine all’ascolto è abitualmente menzionata tra le componenti della capacità di comunicare e di stabilire relazioni positive con i propri interlocutori. Esercitare la capacità di ascolto e l’empatia costituisce una delle raccomandazioni base che ci provengono dai manuali sulla comunicazione assertiva ed è un tema trattato con grande frequenza nei progetti formativi che ricadono nella così detta "area comportamentale".
La mancanza di capacità di ascolto si rileva ad esempio nel corso di una riunione, quando le persone tendono ad interrompersi con frequenza l’una con l’altra, senza lasciare a chi parla il tempo di esprimere il proprio pensiero, o quando le persone attribuiscono ad altri affermazioni che non hanno mai proferito, o quando punti di vista diversi da quelli attesi vengono lasciati cadere o precocemente censurati, ed altro ancora. Spesso si osserva come e persone impegnate in una riunione perseguano le proprie strategie di affermazione non affatto essendo interessate a valutare le argomentazioni degli altri. Sembra allora che – come dice un detto popolare – l’ascoltare sia una penalitàda pagare per poi acquisire il proprio turno di parlare! Si cade così in quelli che P. Watzlawich chiama disturbi relazionali che si connotano per il fatto che il contenuto delle interazioni verbali perde di significato (la discussione diventa un dialogo tra sordi), perchè gli interlocutori sono in disaccordo, prima ancora che sui contenuti, sulla relazione reciproca.
Se questi sono i problemi che si incontrano diventa abbastanza ovvio che le raccomandazioni ad esercitarsi nell’ascolto attivo che troviamo nei manuali sulla assertività, sono rilevanti ma non risolutive.
La prospettiva che M. Sclavi adotta in questo testo è assai più ampia e profonda, come subito s’intuisce anche solo leggendo le sette regole dell’arte di ascoltare che compaiono nella quarta di copertina. Le tecniche dell’ascolto attivo 1 non possono, secondo l’autrice, essere disgiunte dall’autoconsapevolezza emozionale 2 e dalla capacità di gestire in modo creativo i conflitti 3, attitudini che non si possono conseguire se si rimane prigionieri dei propri frames cognitivi e valoriali e non si opera nei loro confronti un salutare distanziamento critico.
Per queste ragioni il libro non va letto come un manuale, ma piuttosto come un percorso di riflessione che coinvolge il lettore portandolo a rivedere criticamente i propri habitus comportamentali. Dipende dalla sua capacità di riflessione il guadagno che il lettore può ricavarne. Non si tratta dunque di impadronirsi meccanicamente delle sette regole, ma piuttosto di raffigurarsi tali regole calate nei propri contesti di azione, sui quali incombono sempre pericoli di cadere in quelle trappole della "comunicazione disturbata" 4..
Occorre invece comprendere come sia possibile creare le condizioni di applicabilità di tali regole. Il che equivale a chiedersi come , in una dinamica evolutiva che riguarda i contesti in cui ci troviamo ad operare, sia possibile creare una cultura organizzativa maggiormente orientata, da un lato all'esercizio del pensiero critico perche le persone non rimangano prigioniere dei propri punti di vista e "pre-giudizi" e, dall'altro, perché sappiano costruire nella quotidianità delle interazioni lavorative fiducia, reciprocità ed orientamento all’intesa. Le considerazioni dell'autrice - attingendo alla lezione di G. Bateson 5 - sui rapporti tra l'arte di ascoltare le quella che chiama "metodologia" umoristica, valgono a sottolineare come tale arte non sia compatibile con un accentramento sul proprio sé, ma presupponga tolleranza, flessibilità e capacità di disvelamento di premesse implicite ai discorsi che si vanno facendo.

Il testo Arte di ascoltare e mondi possibili costituisce in qualche modo una lettura propedeutica al volume che M. Sclavi ha scritto con L. E. Susskind dal titolo Confronto creativo, Dal diritto di parola al diritto di essere ascoltati, (2011), Milano, Et-al Edizioni.

Leggiamo in quarta di copertina: "La vecchia democrazia procedurale e maggioritaria da tempo fa acqua. I suoi modelli di soluzione dei problemi e di decisione, applicati anche nelle aziende, nelle comunità locali, in ogni genere di riunione, portano a scelte non condivise, minoranze infelici e soluzioni povere. Bisogna trovare nuove strade di confronto democratico capaci di andare oltre le forme oppositive dei conflitti. In questo campo Lawrence E. Susskind è la massima autorità.
A tradurre per noi questi esperimenti e le nuove pratiche che si stanno consolidando c’è Marianella Sclavi, una scienziata sociale innovativa e non convenzionale, esperta di gestione creativa dei conflitti, di metodologia umoristica, di arte di ascoltare. […] Ma questo non è – se non per il minimo indispensabile e con estrema chiarezza comunicativa – un saggio teorico, ma un libro pieno di casi, esempi e soluzioni che sorprendono e fanno pensare. Ed è il racconto avvincente di come una cittadina fittizia, Dolceriviera, decide in che modo celebrare il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia: una simulazione in cui si può seguire passo dopo passo l’affermarsi di soluzioni creative, partecipate, condivise".



1 Il termine “ascolto attivo” si riferisce a situazioni comunicative in cui chi ascolta “riflette” il contenuto del messaggio dell’altro restituendoglielo con parole diverse, senza farne oggetto di o valutazioni immediate
Questo, oltre a testimoniare attenzione, permette di verificare se il messaggio così come lo si è compreso è corretto.
L’ascolto attivo tuttavia non rimanda solo il contenuto verbale del messaggio, ma serve per entrare nel merito degli stati d’animo e sentimenti espressi dal comunicante e percepiti dall’ascoltatore

2 Il concetto di “autoconsapevolezza emozionale” si collega alla definizione data da Goleman di “intelligenza emotiva” come “la capacità di motivare se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare”.

3 Il ricorso alla creatività nelle situazioni conflittuali impedisce di imboccare all’istante strategie win-loose (che spesso si traducono in situazioni loose-loose): ciò che si richiede è di abbandonare schemi rigidi (come lui ha torto/io ho ragione), di superare le resistenze a prendere in considerazione vie alternative, originali e spesso contro intuitive.

4 Watzlawick, P., Beavin, J.H., Jackson, D.D. (1967). Pragmatica della comunicazione umana, Roma: Astrolabio.

5 Bateson G., "Il ruolo dell’umorismo nella comunicazione umana"(1997), in aut aut, 282, pp. 4-52


Autore: Marianella Sclavi

Editore: Bruno Mondadori, 2003

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