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Autopoiesi

Data: 15 nov 2013

Il concetto di autopoiesi (dal Greco αὐτo, "se stesso", e ποίησις "creazione" o "produzione") fa riferimento ad un sistema chiuso capace di creare se stesso. Il termine è stato introdotto nel 1972 dai biologi cileni Humberto Maturana e Francisco Varela per definire la chimica di auto-mantenimento delle cellule viventi. Da allora il concetto è stato applicato anche ai campi della teoria e della sociologia dei sistemi.
Nella formulazione originaria dei due biologi cileni la teoria dell’autopoiesiaffronta il problema di cosa sia la vita facendo uso degli strumenti della biologia, stanti i quali la capacità di riprodurre sé stessi che caratterizza i sistemi viventi è data da relazioni organizzative invarianti di tipo "ricorsivo" o "auto-referenziale" che intercorrono fra gli elementi che li costituiscono. Gli elementi costituenti sono collegati tra loro mediante una rete di processi capaci di ricostruire - a fronte di perturbazioni dell'ambiente - gli elementi stessi e, specialmente, di conservare invariata l’organizzazione del sistema.
Gli stessi Maturana e Varela hanno tentato di estrapolare l'impiego della teoria dell’autopoiesi alla comprensione della conoscenza umana.
Il termine autopoiesi ha trovato impiego nella trattazione dei sistemi sociali specialmente attraverso l'opera del sociologo tedesco Nicklas Luhman. Nella sua impostazione teorica ogni sistema ha una identità distintiva che viene costantemente riprodotta nei suoi processi di comunicazione e dipende quindi da ciò che è considerato significativo e ciò che non lo è. Se il sistema non riesce a mantenere questa identità, cessa di esistere come sistema e si dissolve nuovamente dentro l'ambiente dal quale esso è emerso. In questo senso parliamo, anche per i sistemi sociali, di capacità autoriproduttive, che sono date dalla capacità di preservare la loro autoreferenza organizzativa.  




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