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Benessere organizzativo

Data: 09 gen 2015

Il Testo Unico per la Sicurezza (D.lgs 81/2008) precisa  che per "salute" si deve intendere «lo stato di completo benessere fisico o sociale non consistente solo in un’assenza di malattia o di infermità» (Art.2 comma 1), per poi specificare che occorre comprendere nella valutazione dei rischi «quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato» (Art.28 comma 1). Ne discende che, ai fini di garantire la salute, un'azienda (privata o pubblica che sia) deve offrire non solo un ambiente scevro da pericoli fisici ma anche una adeguata qualità della vita.
Il benessere organizzativo riguarda dunque la qualità delle vita organizzativa all'interno di una azienda. Esso si declina operativamente nella facoltà data agli individui e ai gruppi di esprimere i propri desideri/istanze sulla qualità del lavoro e di ricercare responsabilmente con i rappresentanti dell'organizzazione risposte ad essi. Esso si associa altresì alla presenza di un buon "clima organizzativo", vale dire un clima connotato da un basso tasso di conflittualità interpersonale e dalla scarsa rilevanza di fattori ansiogeni e stressanti. Il termine si correla inoltre alla possibilità di svolgere un lavoro coerente con aspettative e potenzialità professionali (job satisfaction)
Si riscontra in molte delle teorie organizzative che sono state proposte la convinzione che le performance di una organizzazione si correlino positivamente con il livello di benessere organizzativo percepito.




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