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Beni comuni

Data: 10 mar 2017

Il termine "bene comune" viene impiegato spesso in una accezione generica senza avvertire la esigenza di una precisa definizione, come quando si dice che la politica ha come scopo il perseguimento del bene comune.
In questa voce di glossario ci occupiamo di "beni comuni" nella accezione assunta nella scienza politica ed in campo giuridico 1

Il termine "commoms" appartiene alla tradizione giuridica anglosassone (res communis omnium) e viene impiegato per identificare  beni che sono posseduti in comune o condivisi e gestiti in comune nell'ambito di una comunità 2. Un bene comune può contenere una proprietà pubblica o una proprietà privata, su cui le persone della comunità hanno alcuni diritti tradizionali detenuti in comune.
Se si vuole definire puntualmente cosa si intende per bene comune è opportuno riferirsi ai testi di Elinor Ostrom, Premio Nobel per l'economia 2009, che ha dedicato la più ampia parte della sua carriera di studiosa alla "teoria della scelta pubblica" ed, in particolare, allo studio dei beni comuni.

Ostrom  identifica - indipendentemente da diritti di proprietà particolari - un bene comune con un insieme  di "risorse di uso collettivo" (common pool resources, CPR), vale a dire "un sistema di produzione di risorse, naturale o artificiale, che sia sufficientemente grande da rendere costosa (ma non impossibile) l'esclusione di potenziali beneficiari dal suo utilizzo" 3. Aggiunge poi che è essenziale distinguere tra sistema di produzione di risorse e il flusso delle unità di risorse prodotte (e consumate), in modo tale da poter comprendere come "in condizioni favorevoli il sistema è in grado di produrre un flusso di risorse che non intacca l'esistenza del sistema".

In Italia il tema dei beni comuni (intesi in una accezione più ampia di quella di Elinor Ostrom), ha assunto per una parte dei cittadini - almeno dai tempi del referendum sull'acqua (2011) - un forte valore di militanza: si parla al riguardo di una crescente consapevolezza che i beni comuni sono tali in quanto devono essere gestiti oltre il privato e il pubblico, in una nuova dimensione di partecipazione diretta. Il libro di Ugo Mattei Beni comuni, un manifesto 4 ha rappresentato una punta avanzata di elaborazione teorica per tale movimento. Il sottotitolo - un manifesto - riassume gli intenti politici del testo aventi come primo bersaglio critico le ricette neo-liberiste anti crisi, ricette che ripetono con crescente insistenza le parole d'ordine della privatizzazione e della vendita delle proprietà pubbliche.
Una politica che voglia mirare alla tutela ed allo sviluppo dei beni comuni, non può prescindere da una definizione rigorosa del termine, ma deve anche affrontare il quadro normativo che disciplina i diritti in questa materia. E' questo il compito affidato in Italia alla Commissione sui Beni Pubblici (presieduta da Stefano Rodotà) che è stata istituita presso il Ministero della Giustizia il 21 giugno 2007 al fine di elaborare uno schema di legge delega per la modifica delle norme del codice civile in materia di beni pubblici.

Poiché tra le norme del codice civile non trovava spazio la nozione di bene comune, la commissione si è trovata a dover prospettare una distinzione dei beni in tre categorie: beni comuni, beni pubblici, beni privati, riservando ai beni comuni (la cui titolarità può essere in capo a persone giuridiche pubbliche o a soggetti privati) la connotazione di risorse che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona, ed in quanto tali debbono essere. tutelati e salvaguardate dall’ ordinamento giuridico, anche a beneficio delle generazioni future (principio della salvaguardia intergenerazionale delle utilità) 5. Introdotta tale distinzione concettuale, l'attenzione della Commissione si concentra sui beni pubblici e sul superamento della distinzione formalistica fra demanio e patrimonio, a vantaggio di una distinzione "sostanzialistica" basata sull'utilità che le varie tipologie di bene sono idonee a soddisfare. Deriva da ciò una una tassonomia dei beni pubblici basata su tre categorie: 1) beni ad appartenenza pubblica necessaria. 2) beni pubblici sociali. 3) beni pubblici fruttiferi 6.

1 Le considerazioni qui svolte fanno riferimento a due articoli pubblicati sul portale Marcoaurelio (ai quali si rinvia per ulteriori approfondimenti):

2 Occorre tenere distinti i termini di "proprietà comune" (common property) e di "bene pubblico" (come può essere un monumento o un paesaggio) dal termine "bene comune" da utilizzare nella accezione sopra indicata.

3 Ostrom E. (2006), Governare i beni collettivi, Marsilio, Venezia, p. 52

4 Mattei U., Beni comuni: un manifesto, Laterza, Bari, 2011

5 Leggiamo nella proposta di articolato: "Sono beni comuni, tra gli altri: i fiumi i torrenti e le loro sorgenti; i laghi e le altre acque; l’ aria; i parchi come definiti dalla legge, le foreste e le zone boschive; le zone montane di alta quota, i ghiacciai e le nevi perenni; i lidi e i tratti di costa dichiarati riserva ambientale; la fauna selvatica e la flora tutelata; i beni archeologici, culturali, ambientali e le altre zone paesaggistiche tutelate" Come si vede la esemplificazione si limita a risorse naturali e risorse relative al patrimonio culturale.

6 Si specifica che: "1) I beni ad appartenenza pubblica necessaria sono quelli che soddisfano interessi generali fondamentali, la cui cura discende dalle prerogative dello Stato e degli enti pubblici territoriali. Non sono né usucapibili né alienabili. Vi rientrano fra gli altri: le opere destinate alla difesa; le spiagge e le rade; la reti stradali, autostradali e ferroviarie; lo spettro delle frequenze; gli acquedotti; i porti e gli aeroporti di rilevanza nazionale ed internazionale. […]. 2) Sono beni pubblici sociali quelli le cui utilità essenziali sono destinate a soddisfare bisogni corrispondenti ai diritti civili e sociali della persona. Non sono usucapibili. Vi rientrano tra gli altri: le case dell’ edilizia residenziale pubblica, gli edifici pubblici adibiti a ospedali, istituti di istruzione e asili; le reti locali di pubblico servizio. […].3) Sono beni pubblici fruttiferi quelli che non rientrano nelle categorie indicate dalle norme precedenti. Essi sono alienabili e gestibili dalle persone pubbliche con strumenti di diritto privato."




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