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Burocrazia

Data: 12 apr 2013

Il termine burocrazia nel linguaggio comune viene utilizzato con una molteplicità di significati: lo si può riferire all’insieme dei dipendenti pubblici, a pratiche organizzative pesanti e farraginose (“qui c’è troppa burocrazia”).
Nel campo della sociologia delle organizzazione il termine burocrazia designa una forma di organizzazione. Questa prospettiva di analisi risale a Max Weber che utilizza il termine burocrazia per indicare l’“ideal tipo” di organizzazione basato sulla razionalità dei metodi di lavoro e sulla certezza delle regole di funzionamento. Il sociologo tedesco individua nel processo di razionalizzazione dei sistemi sociali l'aspetto che qualifica più di ogni altro la modernità. In questo senso il termine“organizzazione burocratica” non riveste per lui una accezione negativa, ma semplicemente si contrappone ad “organizzazione tradizionale”, (basata sulla forza della tradizione, con i suoi riti ed i suoi miti) e ad “organizzazione carismatica” (incentrata sull’adesione ad un capo supremo che incarna i valori con i quali ci si vuole identificare)
La razionalizzazione organizzativa, propria delle moderne organizzazioni burocratiche (aziende, apparati dello stato, ecc) porta con sé, secondo Weber, un notevole aumento di produttività, insieme con una sorta di "disincanto" del mondo, che perde in creatività e bellezza quanto guadagna in imparzialità ed efficienza.
I caratteri distintivi dell’organizzazione burocratica nella sua connotazione ideal tipica sono così sintetizzabili:
a) una gerarchia d'autorità stabile e ben riconoscibile,
b) una specializzazione funzionale dei compiti molto avanzata, ossia una scomposizione del processo produttivo nelle funzioni principali;
c) un personale tecnicamente qualificato e scelto in base alla sua competenza specifica;
d) l' impiego costante di procedure formali;
e) i diritti e i doveri di ogni posizione, quindi di ogni persona ammessa ad occupare quella posizione, sono codificati in dettaglio;
f) l'autorità è limitata: ogni sovraordinato è anche un subordinato, praticamente fino all'estremo vertice dell'organizzazione; ognuno è sottoposto ad una rigorosa disciplina d'ufficio, ed a regolari controlli;
g) i compensi sono differenziati secondo le posizioni;
h) i componenti dell'organizzazione svolgono i loro compiti senza considerazioni per la persona cui l'attività si riferisce, ma unicamente con riguardo alla situazione tecnica considerata;
i) i mezzi materiali dell'attività amministrativa sono nettamente separati dalle proprietà personali;
l) la comunicazione scritta è particolarmente importante, in quanto è essenziale la conformità agli atti dell'organizzazione, e gli atti devono perciò essere scritti, depositati nella “memoria” dell'organizzazione; infine,
m) le sanzioni disciplinari sono strettamente e stabilmente correlate alla natura ed entità dell'infrazione, in vista degli scopi dell'organizzazione
Il modello burocratico (quand’anche raggiunga la sua connotazione ideale) presta il fianco a innumerevoli critiche. Molti autori si sono cimentati in tal senso: di qui la connotazione negativa assunta dal termine.
Le critiche essenziali sono quelle della

  • scarsa adattabilità alle variazioni del contesto esterno (l’organizzazione burocratica tende a comportarsi come sistema chiuso ed “autoreferenziale”);
  • lentezza di risposta alle istanze decisionali;
  • l’applicazione delle norme diventa il fine dell’azione organizzativa, anziché il mezzo per raggiungere gli scopi istituzionali (da questo scambio tra mezzi e fini deriva l’atteggiamento rigido ed insensibile dei “burocrati”, che R. K. Merton definisce “osservanza perfezionistica della norma”).



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