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C4415-A - Riequilibrio rappresentanza organi enti locali: sì con modifiche

L'Assemblea della Camera ha approvato, con alcune modifiche, il testo unificato per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte delle regioni e degli enti locali: 372 voti favorevoli, 21 contrari e 48 astenuti. In particolare si è astenuta la Lega Nord che ha rilevato la parzialità dell'intervento legislativo, che non reca una regolamentazione complessiva della materia in riferimento a tutte le sedi e le istituzioni della politica. Decisamente contraria la posizione sull'articolo 2 che introduce quote volte a imporre forzosamente la presenza femminile nelle assemblee elettive e negli organi politici esecutivi. Tra i favorevoli Amici (PD) ha espresso rammarico per la mancata approvazione di emendamenti volti a estendere il principio di pari rappresentanza anche alle giunte. In sintesi questi i contenuti del testo: Art. 1 (Modifica all'articolo 6 del TUEL dlg n. 267/200, in materia di statuti comunali e provinciali) - gli statuti comunali e provinciali stabiliscono norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna e per garantire la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali del comune e della provincia, nonché degli enti, aziende ed istituzioni da essi dipendenti; entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge gli enti locali adeguano i propri statuti e regolamenti a tali disposizioni. Art. 2 (Parità di accesso alle cariche elettive e agli organi esecutivi dei comuni e delle province) - nei comuni con popolazione superiore a 300.000 abitanti, le modalità di elezione dei consigli circoscrizionali e la nomina o la designazione dei componenti degli organi esecutivi sono comunque disciplinate in modo da garantire il rispetto del principio della parità di accesso delle donne e degli uomini alle cariche elettive e agli uffici pubblici. Il sindaco e il presidente della provincia nominano, nel rispetto del principio di pari opportunità tra donne e uomini, garantendo la presenza di entrambi i sessi, i componenti della Giunta. Nei comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti, nelle liste dei candidati è assicurata la rappresentanza di entrambi i sessi. Nelle medesime liste, nei comuni con popolazione compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati, con arrotondamento all'unità superiore qualora il numero dei candidati del sesso meno rappresentato da comprendere nella lista contiene una cifra decimale inferiore a 50 centesimi. Ciascun elettore può esprimere, nelle apposite righe stampate sotto il medesimo contrassegno, uno o due voti di preferenza, scrivendo il cognome di non più di due candidati compresi nella lista da lui votata. Nel caso di espressione di due preferenze, esse devono riguardare candidati di sesso diverso della stessa lista, pena l'annullamento della seconda preferenza. Nelle elezioni dei consigli provinciali, in ogni gruppo di candidati collegati a un candidato presidente della provincia nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati, con arrotondamento all'unità superiore qualora il numero dei candidati del sesso meno rappresentato da comprendere nella lista contenga una cifra decimale inferiore a 50 centesimi. La mancata osservanza del limite dei due terzi comporta la non ammissione della lista. Art. 3 (Modifica all'articolo 4 della legge 2 luglio 2004, n. 165, in materia di accesso alle candidature per le elezioni dei consigli regionali) - introduce il principio della promozione della parità di accesso tra uomini e donne alle cariche elettive per i consigli regionali attraverso la predisposizione di misure che permettano di incentivare l'accesso alle cariche elettive del genere sottorappresentato. È stata cancellata la disposizione che prevedeva la nullità delle liste che non presentino i requisiti previsti. Art. 4 (Parità di accesso ai mezzi di comunicazione nella campagna elettorale) - con modifica alla legge n. 28 del 2000 si prevede che i mezzi di informazione nell'ambito delle trasmissioni per la comunicazione politica siano tenuti al rispetto dei princìpi di cui all'articolo 51, primo comma, della Costituzione, per la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini. Art. 5 (Modifiche all'articolo 57 del decreto legislativo 30 marzo 2001, 165, in materia di pari opportunità) - le pubbliche amministrazioni, al fine di garantire pari opportunità tra uomini e donne per l'accesso al lavoro ed il trattamento sul lavoro, riservano alle donne, salva motivata impossibilità, almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso; in caso di quoziente frazionario si procede all'arrotondamento all'unità superiore qualora la cifra decimale sia pari o superiore a 0,5 e all'unità inferiore qualora la cifra decimale sia inferiore a 0,5. L'atto di nomina della commissione di concorso è inviato, entro tre giorni, alla consigliera o al consigliere di parità nazionale ovvero regionale, che, qualora ravvisi la violazione delle disposizioni, diffida l'amministrazione a rimuoverla entro il termine massimo di trenta giorni. In caso di inottemperanza alla diffida, la consigliera o il consigliere di parità procedente propone, entro i successivi 15 giorni, ricorso ai sensi dell'articolo 37, comma 4, del decreto legislativo n. 198/2006; si applica il comma 5 del medesimo articolo 37. Il mancato invio dell'atto di nomina della commissione di concorso alla consigliera o al consigliere di parità comporta responsabilità del dirigente responsabile del procedimento, da valutare anche al fine del raggiungimento degli obiettivi. Il Governo, in Aula, ha accolto l’ordine del giorno che lo impegna ad affrontare in modo coerente, durante l'attuazione della strategia Europa 2020 e dei programmi nazionali di riforma, la parità di genere e a riservare elevata priorità alle barriere relative alla partecipazione femminile all'attuale mercato del lavoro e nei suoi nuovi settori in espansione formulando politiche di creazione di nuovi posti di lavoro che tengano conto della rappresentanza equilibrata di uomini e donne; a sostenere iniziative e campagne tese all'abbattimento degli stereotipi relativi alla scarsa efficienza delle lavoratrici e alla mancanza di capacità gestionali e a sostenere, inoltre, le donne nello sviluppo delle proprie carriere e negli sforzi tesi al raggiungimento di posizioni manageriali; a promuovere l'imprenditorialità femminile e fornire sostegno finanziario, nei limiti delle compatibilità finanziarie, orientamento e formazione professionale per incoraggiare le donne alla creazione di proprie aziende.



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