Indietro

Camera - Assistenza anziani non autosufficienti: risposta a interrogazione

In ordine all'assistenza sanitaria e socio-assistenziale agli anziani non autosufficienti, il Sottosegretario De Filippo è intervenuto in Commissione affari sociali della Camera per rispondere all’interrogazione Fregolent (PD). La stesura del Capo IV del nuovo schema di decreto ministeriale recante «Nuova definizione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria» attualmente è alla valutazione del MEF. Nel nuovo schema di decreto, l'assistenza socio-sanitaria è declinata in maniera profondamente rivisitata rispetto al precedente provvedimento del 2001: le specifiche attività nell'assistenza domiciliare, territoriale (consultori familiari, servizi per le dipendenze, servizi per la salute mentale adulti e neuropsichiatria infantile, servizi per disabili), semiresidenziale e residenziale (per malati cronici, malati in fine vita, persone con disturbi mentali, minori con disturbi in ambito psichiatrico, persone con dipendenze patologiche, disabili), vengono puntualmente declinate per consentire una maggiore caratterizzazione dell'assistenza. De Filippo ha aggiunto che il provvedimento articola l'assistenza secondo livelli di complessità ed impegno assistenziale crescente in relazione al bisogno di cura: le cure domiciliari alle persone con patologie croniche non autosufficienti sono state distinte in livelli di intensità progressiva (da cure domiciliari di «livello base» a cure domiciliari ad elevata intensità, che sostituiscono la c.d. «Ospedalizzazione domiciliare»), e l'assistenza residenziale agli stessi pazienti è articolata in trattamenti diversificati, in funzione delle caratteristiche delle strutture e della disponibilità del personale sanitario e sociosanitario, distinguendo trattamenti specialistici intensivi «di supporto alle funzioni vitali», trattamenti «estensivi» di cura, recupero e mantenimento funzionale, e trattamenti di lungo-assistenza e mantenimento per le situazioni stabilizzate che non possono essere trattate al domicilio per difficoltà familiari/sociali. Con riferimento alla ripartizione degli oneri tra il Servizio Sanitario Nazionale e il comune/utente, l’oratore ha confermato quanto previsto dal decreto del 2001, in quanto per le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale, ovvero le prestazioni nelle quali la componente sanitaria e quella sociale non risultano distinguibili, una percentuale di costo non è attribuibile alle risorse destinate al Servizio Sanitario Nazionale. In particolare, si prevede che le cure domiciliari siano integrate da prestazioni di aiuto infermieristico e assistenza tutelare professionale alla persona. Tali prestazioni, erogate da operatori socio-sanitari con specifica formazione professionale, sono interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale per i primi trenta giorni dopo la dimissione ospedaliera protetta, e per una quota pari al 50 per cento negli altri casi; il restante 50 per cento della quota è posta a carico del comune. Chiarito che il decreto di aggiornamento, dunque, non stabilisce la percentuale della quota sociale che il comune attribuisce all'utente (su base dell'indicatore della Situazione Economica Equivalente – ISEE), il Sottosegretario ha precisato che i comuni hanno la facoltà di chiedere all'utente di coprire con risorse proprie parte della quota a loro attribuita, secondo quanto previsto dalla normativa regionale e comunale; il Servizio Sanitario Nazionale riuscirà in futuro a garantire un'adeguata assistenza socio-sanitaria alle persone solo se sarà rafforzata l'offerta di servizi sociali e la quota di risorse dedicate a questo settore. Solo la presenza di un idoneo supporto al domicilio del paziente (assistente familiare) consentirà di evitare le ospedalizzazioni, così come solo una adeguata partecipazione dei comuni ai costi delle residenze consentirà alle persone prive di una famiglia disponibile, di accedere a servizi residenziali di qualità. De Filippo ha poi ricordato che la legge di stabilità 2016 ha incrementato il Fondo Nazionale per le non autosufficienze con 150 milioni di euro annui, a partire dal 2016, portando la disponibilità di risorse del Fondo a 400 milioni di euro. Tali risorse, ripartite tra le regioni e le province autonome, sono aggiuntive rispetto a quelle destinate a prestazioni e servizi per i soggetti non autosufficienti da detti Enti, nonché da parte delle Autonomie locali. Il Fondo finanzia le attività legate all'attuazione dei livelli essenziali di assistenza poste in essere dalle regioni in materia di non autosufficienza: le risorse erogate vengono ripartite a seguito di intese in sede di Conferenza Stato-regioni.



Nessun commento. Vuoi essere il primo.