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Camera - Ddl 2617 B - Delega terzo settore: sì finale

La Camera, con 239 voti favorevoli e 78 contrari, ha dato il via libera finale al ddl che delega il Governo ad attuare la riforma del Terzo settore. La definizione di Terzo settore è stata ampliata: si intende per Terzo settore «il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale che, in attuazione del principio di sussidiarietà, in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontarie e gratuite o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi». Alle finalità civiche e solidaristiche già previste sono state, quindi, aggiunte quelle di utilità sociale. Alla precisazione per cui non fanno parte del Terzo settore le formazioni, le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali di categoria economica, è stato aggiunto dal Senato che le fondazioni bancarie, pur perseguendo la finalità degli altri enti del Terzo settore, sono escluse dall'applicazione delle disposizioni in esame. L’articolo 3 prevede la revisione delle procedure per acquisire la personalità giuridica; regole valide per tutti i soggetti appartenenti al libro I e non solo per il Terzo settore. L'articolo riconosce l'evoluzione giurisprudenziale che ha concretamente applicato ai soggetti esercenti un'attività di impresa, ma aventi forma giuridica di fondazione o associazione riconosciuta, parte della normativa del libro V in quanto compatibile. Il Senato ha chiarito che si debba tener conto di parametri oggettivi di grandezza. È stata, inoltre, la disciplina dei procedimenti e delle trasformazioni omogenee, ossia della possibilità per gli enti non lucrativi di modificare la loro struttura giuridico-organizzativa pur rimanendo nell'ambito delle figure giuridiche contemplate dal libro I. In particolare, la procedura per ottenere la trasformazione e la fusione tra associazioni e fondazioni dovrà avvenire nel rispetto del principio generale della trasformabilità tra enti collettivi diversi, introdotto dalla riforma del diritto societario di cui al decreto legislativo n. 6 del 2003. Altra novità di rilievo riguarda l'articolo 5, ossia la revisione dei centri di servizio per il volontariato. Nella nuova formulazione, i centri di servizio per il volontariato possono essere promossi e gestiti da tutte le realtà del Terzo settore, con esclusione degli enti gestiti in forma societaria, ma deve comunque essere garantita la maggioranza alle associazioni di volontariato e garantito il libero ingresso nella compagine sociale di nuove associazioni – è il principio della porta aperta – a garanzia di un necessario continuo ricambio. Deve provvedersi all'accreditamento dei centri, al loro finanziamento stabile, attraverso un programma triennale con le risorse provenienti dalle fondazioni, così come previsto dall'articolo 15 della legge n. 266 del 1991. Si prevedono, poi, l'introduzione di forme di incompatibilità per i soggetti titolari di ruoli di direzione o di rappresentanza e il divieto, per i suddetti centri, di procedere ad erogazioni dirette di denaro o a cessioni a titolo gratuito di beni mobili o immobili a beneficio degli enti del Terzo settore. Accanto al controllo delle attività e alla gestione dei centri di servizio, è prevista la revisione delle attività di programmazione dei centri, svolta mediante organismi regionali o sovraregionali coordinati sul piano nazionale. Prevista anche l'istituzione del Consiglio nazionale del Terzo settore, un organismo di consultazione a livello nazionale degli enti del Terzo settore, la cui composizione dovrà, fra l'altro, valorizzare le reti associative di secondo livello e al quale non sono però indirizzate risorse umane e finanziarie. Viene superato conseguentemente, rispetto al testo Camera, il riferimento agli osservatori nazionali e regionali. All'articolo 6 sono state modificate la definizione di impresa sociale la norma sul riparto degli utili. L'impresa sociale diventa l'organizzazione privata che svolge attività di impresa per le finalità indicate all’articolo 1, e destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell'oggetto sociale nei limiti previsti. Quindi, di conseguenza, rientra nel complesso degli enti di Terzo settore. Rispetto alla definizione precedente, sparisce il riferimento all'impatto sociale e viene con più nettezza affermato l'inserimento di diritto nel Terzo settore. Per quanto concerne l'articolo 8, avente ad oggetto la delega per il riordino e la revisione del servizio civile universale, è stato reintrodotto il concetto di difesa non armata della patria, contenuto nel testo originario e soppresso dalla Camera, ed è, invece, scomparso il richiamo esplicito alla realizzazione di esperienze di solidarietà sociale di inclusione, attraverso la realizzazione di esperienze di cittadinanza attiva. Nel corso dell'esame, inoltre, il servizio civile universale è stato aperto anche agli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia e sono state precisate le funzioni dei diversi livelli di governo. All'articolo 9 viene istituito un fondo destinato alle attività di interesse generale promosse da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con una dotazione 17,3 milioni di euro nel 2016 e di 20 milioni di euro a decorrere dal 2017. Viene stabilito, inoltre, che le misure agevolative per l'economia sociale tengono conto delle risorse del Fondo rotativo per il sostegno all'impresa, agli investimenti e alla ricerca. La novità di maggior rilievo è l'inserimento dell'articolo 10, che istituisce la Fondazione Italia Sociale, fondazione di diritto privato con finalità pubbliche. Camera: Speciale provvedimenti (C2617-B)



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