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CENSIS: welfare day, più sanità solo per chi può pagarsela

Data: 14 giu 2016

Il giorno 8 giugno, nel corso del VI «Welfare Day», sono stati presentati i risultati della ricerca di Censis-Rbm Assicurazione Salute «Dalla fotografia dell'evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo». Aumenta la spesa sanitaria privata: 34,5 miliardi di euro (+3,2% negli ultimi due anni). Incubo liste d'attesa: 10 milioni di italiani ricorrono di più al privato e 7 milioni all'intramoenia perché non possono aspettare. Sono 26 milioni i cittadini che si dicono propensi ad aderire alla sanità integrativa. Ma nessuno tocchi il mio medico: più di 5 milioni di italiani hanno ricevuto prescrizioni di farmaci e visite inutili, eppure il 64% è contrario alla legge che stabilisce se una prestazione si paga con il ticket o per intero, e il 51% non vuole sanzioni per i dottori leggi comunicato Dalla fotografia dell’evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo - Sintesi dei principali risultati Ministro salute: In relazione ai dati diffusi dal CENSIS sugli italiani che rinunciano alle cure a causa delle code nelle liste d’attesa e delle difficoltà economiche, il Ministro Beatrice Lorenzin dichiara quanto segue: “Si tratta di un problema che abbiamo presente, trovare una soluzione per noi rappresenta una priorità e stiamo operando da tempo con il Ministero dell’economia e delle finanze, le Regioni ed i professionisti del Servizio Sanitario Nazionale. La soluzione, come ho avuto modo di ribadire più volte, passa da una profonda riorganizzazione del sistema delle liste di attesa, soprattutto in alcune regioni italiane. Quello che il CENSIS non rileva è che alcuni territori del nostro Paese offrono modelli sanitari d’avanguardia, altre non garantiscono, come dovrebbero, il funzionamento della rete territoriale, prima e dopo il ricovero in ospedale . L’obiettivo è quello di uniformare l’intero territorio nazionale su standard elevati, così da permettere a ciascun cittadino di ottenere in tempi rapidi prestazioni sanitarie di qualità. Per raggiungere questo obiettivo ho intenzione di proporre l’inserimento nel mio decreto legislativo sulla nomina dei Direttori Generali delle aziende sanitarie di una norma che imponga di valutare i manager anche in relazione agli obiettivi di riduzione delle liste d’attesa. Intanto una prima svolta verrà a breve introdotta con i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, con l’ingresso nel SSN di nuove prestazioni gratuite attese da quindici anni. Per questo obiettivo ho fatto stanziare in legge di stabilità 800 milioni di euro per anno. Da molte settimane il provvedimento è all’esame della Ragioneria Generale dello Stato, da cui sto attendendo il via libera. Spero ciò avvenga al più presto e che i nuovi LEA, assieme al nuovo Nomenclatore protesico, possano entrare in vigore. Trovo singolare che secondo l’indagine del CENSIS il 51% degli italiani si schieri contro le sanzioni ai medici per le prescrizioni inutili, sanzioni che non ci sono, come ho avuto modo di ripetere più volte. E’ importante eliminare tutti gli sprechi, e i fenomeni di corruzione contro i quali abbiamo lavorato insieme al presidente dell’Anac Cantone: il nostro obiettivo rimane reinvestire in sanità tutto quanto recuperiamo e i provvedimenti assunti daranno grandi risultati. E’ chiaro che il Sistema Sanitario Nazionale deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie italiane stanno vivendo, e questa indagine del CENSIS ci conferma la necessità di difendere l’aumento previsto del Fondo Sanitario Nazionale per gli anni 2017 e 2018, che intendiamo utilizzare per sbloccare il turn over e stabilizzare il personale sanitario precario, rifinanziare il Fondo per l’epatite C, coprire i costi dei nuovi farmaci oncologici e garantire a tutti i cittadini accesso gratuito alle cure. Deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi. CGIL: Siamo di fronte ad un quadro sempre più allarmante per il diritto alla salute dei cittadini, con oltre undici milioni di persone che rinunciano alle cure, ma la risposta non può essere ‘più sanità privata’, ovvero solo per chi può pagarsela: occorre prima di tutto dare più forza al Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale, indebolito da anni di tagli. Direzione che non sembra prendere il Governo, che prevede invece una diminuzione dell’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil da qui al 2019”. Così Stefano Cecconi, Responsabile Politiche della Salute della Cgil nazionale a proposito di quanto emerge dalla ricerca Censis-Rbm, presentata ieri in occasione del Welfare Day 2016. “L’analisi del Censis è condivisibile – sostiene Cecconi – ma lo è meno la ricetta proposta: affiancare un pilastro privato a quello pubblico rappresentato dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) perché questo ormai è in crisi. Comunicato CGIL



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