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CGIL: disagio abitativo

Data: 11 nov 2014

Le notizie diffuse in questi giorni sulle occupazioni abusive di alloggi nei quartieri popolari, riportano all'attenzione il drammatico problema dell'emergenza abitativa, la cui mancata soluzione rischia di renderlo esplosivo dal punto di vista sociale. E' necessario contrastare con determinazione qualunque forma di illegalità. Il fenomeno delle occupazioni, infatti è sempre più legato anche ad infiltrazioni criminali che, sfruttando la necessità di risolvere un bisogno primario come quello della casa, gestiscono veri e propri racket delle occupazioni, assumendo il ruolo di “garante”, a fronte di tangenti estorte spesso in ragione di una condizione di estrema difficoltà o addirittura disperazione. E' necessario, tuttavia, oltre che intervenire con forme di contrasto, ragionare “a monte” sulle cause che hanno determinato criticità così acute del sistema abitativo, non in grado di fornire risposte ai ceti più poveri di popolazione, che la crisi ha fortemente acuito: (ricordiamo solo le 650mila domande di edilizia pubblica inevase presso i Comuni e gli ex IACP, le 265mila sentenze di sfratto emesse per morosità negli ultimi 5 anni, le 400mila domande per il fondo di sostegno all'affitto presentate nel 2012, i 3 milioni di famiglie che hanno un'incidenza della spesa per l'abitazione sui redditi superiore al 40%) ed individuare misure adeguate per affrontare l'emergenza in atto. Una priorità deve essere rappresentata da un ampliamento del parco di edilizia residenziale pubblica, settore in cui il patrimonio, già esiguo (4% del totale del patrimonio abitativo) si va riducendo a causa dei piani di vendita: dal 1993 sono stati venduti oltre 160mila alloggi con un evidente saldo negativo tra vendite e nuove costruzioni. Il settore fa sicuramente i conti con la necessità di una revisione degli enti gestori, ma la soluzione non può essere individuata nella dismissione del patrimonio. A fronte di una domanda inevasa in forte crescita, infatti, va avanti la procedura di vendita prevista dal D.L. 47/2014 contro l'emergenza abitativa, promosso dal ministro Lupi (il 16 ottobre la conferenza Stato, Regioni, città ha dato l'intesa allo schema del decreto interministeriale sulle procedure di alienazione del patrimonio pubblico), le cui ricadute sono tanto più preoccupanti in quanto, mancando da tempo un programma di finanziamento pluriennale, si produrrà inevitabilmente una ulteriore e progressiva riduzione del patrimonio destinato alle fasce più deboli. In questa fase in cui rileviamo un progressivo “arretramento dello spazio pubblico”, sembra importante ribadire la necessità di una “responsabilità” e di un “impegno”, anche finanziario, dello Stato in un settore cruciale per la tenuta sociale del Paese. La CGIL ha individuando in circa 400mila le famiglie che hanno immediato bisogno di un'abitazione a costi sostenibili e forme di sostegno al reddito ed alcune priorità per affrontare l'emergenza: ■ il sostegno al reddito delle famiglie, attraverso dotazioni adeguate ed una stabilizzazione del fondo per l'affitto e del fondo per le morosità: i fondi vanno sostenuti e potrebbero confluire in una misura nazionale di contrasto alla povertà che comprenda un trasferimento finanziario insieme a programmi di inclusione sociale e lavorativa, come previsto nella proposta del REIS (reddito di inclusione sociale) presentato dall'Alleanza Nazionale contro la Povertà; ■ l’ampliamento dell’offerta abitativa in affitto di edilizia residenziale pubblica e sociale, con canoni commisurati ai redditi delle famiglie, interessando prioritariamente il patrimonio esistente non utilizzato (immobili pubblici che necessitano di ristrutturazione edilizia o efficientamento energetico, immobili dismissibili a titolo non oneroso ai Comuni secondo il percorso del federalismo demaniale, alloggi confiscati alla mafia, alloggi invenduti, da immettere sul mercato a costi sostenibili). La CGIL ritiene necessario un programma pluriennale di edilizia residenziale pubblica e sociale per l'attuazione del quale è indispensabile reperire finanziamenti destinati a tale scopo. Nell’immediato si devono rendere agibili gli alloggi pubblici non utilizzati, stimabili in circa 20mila unità, che spesso necessitano di ristrutturazioni, accelerando l'utilizzazione delle risorse disponibili. Il contrasto all’evasione fiscale attraverso la compartecipazione dei Comuni, potrebbe portare risorse importanti per istituire dei “Fondi Comunali per l'emergenza abitativa”. Sarebbe opportuno, inoltre, accelerare le procedure per l'utilizzazione dei fondi europei anche per la riqualificazione e l’efficientamento del patrimonio pubblico. E' importante presidiare il tema emergenza abitativa nella fase di definizione dei POR Regionali nell'ambito delle misure di inclusione e infrastrutturazione sociale.



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