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Clima organizzativo

Data: 27 feb 2015

Il termine "clima organizzativo" viene prevalentemente utilizzato per definire la qualità delle interazioni lavorative che avvengono all'interno dei gruppi di lavoro, e in particolare nei rapporti tra capi e collaboratori. Si parla di clima negativo quando tali relazioni siano connotate da una percepibile conflittualità, latente o palese, o quanto siano connotati da atteggiamenti di rivalità, delegittimazione, indifferenza, ambiguità comunicative, atteggiamenti di disconferma e chiusura reciproca. In termini speculari si può parlare di un clima positivo quando le relazioni sia connotate da lealtà, fiducia corrisposta, propensione alla collaborazione, ecc. Il termine si correla a quello di benessere organizzativo 1 nel senso che un clima avvertito come positivo dai vari membri dell'organizzazione è una delle componenti del benessere; avviene il contrario quando il clima è percepito negativamente, come fonte di tensioni interpersonali e finanche di stress. La stessa cosa vale per il morale.
La valutazione del clima organizzativo ha assunto un crescente rilievo come strumento di analisi e diagnosi organizzativa, ritenendosi necessario non limitare l'attenzione agli aspetti strutturali di una organizzazione, ma adottare anche un punto di vista psicosociale nell'esaminare la vita lavorativa delle persone.
Sotto il profilo metodologico la valutazione del clima organizzativo presuppone una preliminare individuazione degli aspetti che si ritiene di analizzare (che possiamo chiamare "descrittori del clima") e richiede la definizione di un percorso di indagine. Tale percorso può essere basato su questionari somministrati al personale, ovvero utilizzando metodi qualitativi (interviste, focus group, ecc), oppure ancora incrociando le due modalità.

1 Nel glossario presente sul portale Marcoaurelio vedasi la voce "Benessere organizzativo"




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