Indietro

Controllo sull’attività del lavoratore: miti e realtà

Data: 12 gen 2016

Continua a sollevare molte discussioni e dubbi la modifica dello statuto dei lavoratori, afferente alla possibilità di controllare l’operato dei lavoratori. Proviamo a leggere insieme come è stato modificato l’art. 4 della legge 300/1970.

Dai brutti tempi dei pretori di assalto, più volte la magistratura è dovuta intervenire per dare delle interpretazioni, più o meno autentiche, del significato di un articolo dello statuto dei lavoratori, che ha suscitato per anni conflitti tra datore di lavoro e dipendente. Ho la sensazione che questi conflitti continueranno, dopo che tale articolo è stato modificato dal decreto legislativo 151 del 14 settembre 2015, soprattutto al comma 2 dell’articolo 23. Questo comma infatti stabilisce che i controlli a distanza possono essere attivati, anche senza l’approvazione delle rappresentanze sindacali o della direzione territoriale del lavoro, su tutti gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.
Gli strumenti di registrazione delle presenze rappresentano il minore dei problemi perché è interesse del lavoratore utilizzare in modo appropriato la registrazione della presenza, senza la quale egli non risulterebbe presente sul posto di lavoro e potrebbe non essere retribuito. D’altro canto, l’utilizzo abusivo delle credenziali che il lavoratore utilizza per registrare la propria presenza sta crescendo ad un ritmo esponenziale, fino al punto che alcuni lavoratori hanno timbrato la propria presenza in abbigliamento discinto! Credo che a poco valga la giustificazione data, che faceva riferimento al fatto che, per timbrare con urgenza la presenza, ci si era dimenticati di infilare i pantaloni.

Ben più critica è invece l’autorizzazione a tenere sotto controllo gli strumenti di registrazione degli accessi, che è tutto un altro problema. La formulazione della legge infatti è oltremodo ampia e si può prestare a interpretazioni ristrette od allargate.

Ad esempio, grazie a questa modifica legislativa è possibile tenere sotto controllo tutti gli accessi che un lavoratore ha al proprio terminale, sia in termini di durata, sia in termini di orario. Dovrà essere la magistratura a decidere se sia possibile comprendere, in questa fattispecie oggi autorizzata, anche l’esame delle attività svolte e, nel caso di collegamento ad Internet, l’esame dei siti  cui il lavoratore si è collegato. D’altro canto, sembra legittimo ritenere che se il lavoratore accede ad un terminale per svolgere la propria prestazione lavorativa, si possa e si debba verificare come la prestazione lavorativa sia stata resa: se il lavoratore, invece di effettuare il lavoro assegnato, si è collegato abusivamente ad Internet per motivi personali, certamente non ha svolto in modo corretto la prestazione lavorativa  pattuita.
Completamente diversa è la situazione se invece si vuole tenere sotto controllo la prestazione lavorativa, svolta mediante apparati, ad esempio elettronici, non di proprietà del datore di lavoro, ma di proprietà del lavoratore. Questa tipologia di utilizzo di apparati elettronici diventa sempre più frequente ed è stato perfino creato un apposito acronimo anglosassone per fare ad essa riferimento: stiamo parlando del BYOD - bring your own device. Grazie a questo accordo, i lavoratori possono utilizzare i propri smartphone e telefoni cellulari, collegandosi alla rete aziendale e utilizzando gli apparati stessi per svolgere la prestazione lavorativa.

In questo caso è evidente che la possibilità di intervento da parte del datore di lavoro è fortemente limitata dal fatto che sullo stesso apparecchio potrebbero essere presenti dati di interesse del datore di lavoro e dati personali del lavoratore stesso. Gli esperti di informatica stanno già provvedendo ad elaborare degli applicativi, che permettono di isolare la porzione di apparecchio elettronico, ove sono presenti dati di interesse della azienda, dalla porzione di apparato ove sono presenti dati personali del lavoratore. Peraltro questa applicazione è particolarmente utile perché, in caso di allontanamento del lavoratore o smarrimento dell’apparato, è possibile a distanza cancellare in un sol colpo tutti i dati presenti nell’area riservata ai dati aziendali.

Vi sono però ancora perplessità sull’argomento ed ecco perché occorrerà attendere ancora un poco per avere qualche pronunzia della magistratura, che possa dare un’interpretazione autentica di




Nessun commento. Vuoi essere il primo.