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Corte costituzionale: Conto energia e false dichiarazioni

Data: 14 mar 2017

Corte costituzionale - sentenza n. 51 del 21.2-10.3.2017: dichiara l’illegittimità costituzionale degli artt. 23, comma 3, e 43, comma 1, del decreto legislativo n. 28/2011 (Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE). Il dlg n. 28/2011 si inserisce in un articolato quadro normativo in tema di supporto alle fonti energetiche rinnovabili, che ha preso avvio, nel mercato interno, con le misure di incentivazione introdotte dal dlg n. 387/2003. Quest’ultimo, all'art. 7, detta disposizioni specifiche per l'energia solare ossia la produzione di elettricità mediante conversione fotovoltaica della fonte solare, demandando a decreti successivi la definizione dei criteri di incentivazione. I decreti sono noti come "conti energia" e hanno avviato 5 diverse procedure di accesso alle incentivazioni, alcuni dei quali prevedevano per l'estensione dei benefici alcune dichiarazioni e, quindi, in caso di false dichiarazioni, la decadenza dal diritto alla tariffa incentivante. Il dlg n. 28/2011 ha disciplinato più chiaramente la condotta dei soggetti che forniscono documenti non veritieri o rendono false dichiarazioni per ottenere gli incentivi, con riguardo sia agli impianti sottoposti al nuovo regime che a quelli assoggettati alla normativa precedente. Sia l’art. 43, comma 1, che l’art. 23, comma 3, sono ritenuti violare l’art. 76 Cost., per aver introdotto una sanzione interdittiva non rispondente ai principi della legge di delega (n. 96 del 2010) ed anzi in contrasto con gli stessi; l’art. 3 Cost., per violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità nell’esercizio della discrezionalità legislativa; e l’art. 117, primo comma, Cost., in relazione al “vincolo derivante dall’ordinamento comunitario”, in tema di proporzionalità nella irrogazione di sanzioni. L’art. 43, comma 1 (nelle sei ordinanze che lo denunciano), è sospettato anche di contrasto con l’art. 25 Cost., per il carattere retroattivo della introdotta sanzione afflittiva; e di violazione, per lo stesso profilo, dell’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 7 della CEDU.



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