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Corte di Cassazione su legittimazione processuale per il concessionario e termine decadenziale per i tributi locali

Data: 11 set 2018


La Corte di Cassazione (ordinanza 23 maggio 2018, n. 12773), confermando le pronunce dei giudici di merito, ha affermato la legittimità dell’affidamento ad un concessionario della gestione dell’accertamento, liquidazione e riscossione dei tributi locali. L’aggiudicazione di questi servizi comporta la legittimazione processuale del concessionario. Ribadita la decadenza quinquennale dell’azione accertativa anche per i rapporti d’imposta pendenti alla data in vigore della legge 296/2006.

L’affidamento a terzi della gestione dell’accertamento, liquidazione e riscossione dei tributi locali conferisce legittimazione processuale in capo allo stesso concessionario per le controversie che involgano tali materie.
I nuovi termini quinquennali di decadenza, in forza del comma 171 dell’art. 1 della L. 296/2006, sono applicabili “anche ai rapporti d’imposta pendenti alla data di entrata in vigore della legge”.
Si tratta di due principi sanciti dalla Corte di Cassazione (Ordinanza 23 maggio 2018, n. 12773) che ha confermato la decisione della Commissione Tributaria Provinciale di Roma e quella della Commissione Tributaria Regionale del Lazio.
L’aggiudicazione del servizio di accertamento e riscossione, in maniera congiunta o disgiunta, ad un concessionario, ai sensi dell’art. 52, d.lgs. n. 446 del 1997 è possibile e non esiste alcun difetto di legittimazione in capo all’aggiudicatario, non sussistendo, in tale materia, un potere esclusivo dell’Ente locale (come, invece, sostenuto dal ricorrente).

Il contribuente, inoltre, aveva censurato l’interpretazione dell’art. 1, comma 171, legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007), ritenendo applicabile la decadenza triennale della potestà impositiva, essendo stato l’avviso di liquidazione impugnato, per l’annualità Ici 2001, soltanto il 31 gennaio 2007.
Secondo la Corte di Cassazione, invece, il Comune, in applicazione del D. Lgs. n. 446 del 1997, art. 52, che regola la potestà regolamentare generale, può legittimamente affidare (ritenendo ciò “più conveniente sotto il profilo economico o funzionale”) il servizio di accertamento e riscossione delle imposte locali, mediante apposita convenzione, a soggetti terzi, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
In particolare, per la riscossione coattiva è valutabile l’affidamento ad una società in house dello stesso Comune oppure ad una delle società private, iscritte all’albo di cui all’art. 53 del D.Lgs. n. 446/1997, che possono espletare il servizio.

In questo caso, il potere di accertamento del tributo spetta al soggetto concessionario e non al Comune (ex multis, Cass. n. 15079/2004), ed all’attribuzione di tali poteri consegue, quale ineludibile conseguenza, non solamemte la legittimazione sostanziale, ma anche la legittimazione processuale per le controversie che involgano tali materie (Cass. n. 1138/2008, n. 6772/2010, n. 25305/2017).
Nella stessa pronuncia, poi, la Corte di Cassazione, come detto, è tornata ad affrontare la questione relativa al termine di decadenza dalla potestà impositiva. L’art. 1 della legge n. 296/2006, ha riordinato la disciplina dei tributi locali, stabilendo, in sostituzione di quanto precedentemente disposto dal D.Lgs. n. 504 del 1992, artt. 11 e 12, che gli avvisi di accertamento devono essere notificati entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della dichiarazione o del versamento ed i ruoli per la riscossione coattiva entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento era divenuto definitivo.
I nuovi termini di decadenza, in forza del comma 171 del medesimo art. 1, sono applicabili “anche ai rapporti d’imposta pendenti alla data di entrata in vigore della legge”.
Secondo la Corte di Cassazione, il legislatore ha voluto estendere le nuove regole a tutte le vicende non ancora esaurite, dettando così una disciplina destinata a valere anche per il passato (tra le tante, Cass. n. 10958/2011).

Luciano Catania




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