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Cultura del risultato

Data: 22 apr 2013

Attribuendo al termine cultura il significato di sistema di valori (ovvero di "strutture di senso") impiegati per valutare i fatti ed i comportamenti che si registrano in una organizzazione, il termine "cultura del risultato" può essere impiegato per indicare la presenza, nei processi valutativi, di criteri che mettono al primo posto l'analisi e l'assessmentdei risultati che una persona o un gruppo di lavoro raggiungono. Esso si contrappone al termine "cultura dell'adempimento" - tipico delle organizzazioni burocratiche - che mette al primo posto la conformità tra i processi lavorativi svolti ed il dettato delle prescrizioni normative, senza attenzione all'esigenze dell'utenza, ai tempi, ai costi ed ai risultati che si producono. La cultura del risultato e quella dell'adempimento non sono in linea di principio in contrasto tra di loro; lo diventano quando l'attenzione al quadro normativo diventa il criterio esclusivo che guida i comportamenti lavorativi in modo tale che l'applicazione delle norme diventa il fine dell’azione organizzativa, anziché il mezzo per raggiungere gli scopi istituzionali. Da questo scambio tra mezzi e fini deriva l’atteggiamento rigido ed insensibile dei “burocrati”, che il sociologo americano R. K. Merton definisce “osservanza perfezionistica della norma”.
La cultura del risultato costituisce, allo stesso tempo, il presupposto e l’esito di sistemi di valutazione legati alle performance. La valutazione del risultato può essere riferita agli output dei processi di lavoro ed agli outcome delle politiche pubbliche, nonché ai livelli di efficienza ed efficacia raggiunti, ed anche al livello di realizzazione di piani, programmi e progetti che vengono attivati.




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