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Flessibilità

Data: 03 ott 2016

Il termine flessibilità trova impiego nel linguaggio comune come sinonimo di elasticità, pieghevolezza, duttilità e si contrappone a rigidità, inflessibilità e simili. Lo stesso termine trova impiego in ambiti disciplinari diversi dando luogo a una varietà di significati (che a loro volta rimbalzano nel linguaggio comune rendendo il termine non sempre chiaro). In chimica fisica dei materiali il termine flessibilità indica la capacità di un materiale di deformarsi elasticamente e ritornare alla sua forma originale quando la tensione applicata viene rimossa. Nello studio dei tratti di personalità la flessibilità costituisce la misura in cui una persona può far fronte ai cambiamenti che intervengono nel proprio contesto, senza rimanere prigioniera di precedenti schemi comportamentali.  In cibernetica si parla di flessibilità di un sistema per indicare come tale sistema sappia adattarsi ai cambiamenti esterni. Una definizione analoga è adottata in quei filoni di sudi organizzativi - quali ad esempio la "scuola socio-tecnica" -  in cui si parla di forme di organizzazione del lavoro capaci di assorbire "varianze organizzative" garantendo prestazioni efficaci 1. In quest'ambito si sottolinea come la professionalità, intesa come capacità di un lavoratore di svolgere un numero elevato di compiti che richiedono un ventaglio elevato di differenti competenze, costituisca una risorsa per la flessibilità di funzionamento di una organizzazione; al contrario, mansioni troppo povere e rigide costituiscono un elemento di rigidità.

Spesso il termine flessibilità assume il significato di deregolamentazione, o per meglio dire di allentamento di vincoli normativi a vantaggio di determinati attori sociali. Così quando si parla di flessibilità  del mercato del lavoro, si intende la riduzione dei vincoli che un'azienda deve assumere in merito alla gestione dei propri lavoratori, in modo tale  che viene limitata la tutela del posto di lavoro, ed anche, in senso più generale, in modo da dare all'impresa la possibilità  di disporre del lavoratore secondo tempi ed orari di lavoro differenziati, in mansioni diverse, in luoghi diversi.
Va anche ricordato come in economia si parli di flessibilità dei prezzi quando si consente che essi siano regolati dal mercato (rapporto tra domanda ed offerta). Nella sfera politica si parla di flessibilità come possibilità di modificare accordi e  regole di partenariato precedentemente definite.

Ciò che accomuna una così straordinaria varietà di significati sembra essere la esigenza di un bilanciamento o di un punto di equilibrio tra aspetti funzionali che fino ad un certo punto appaiono positivi ed oltre una certa misura diventano negativi. Così nella scelta di un materiale da impiegare nella costruzione di una apparecchiatura la flessibilità può essere un requisito positivo per determinati scopi, ma negativo per altri. La rigidità di comportamento rappresenta molto spesso un disvalore, ma un eccesso di flessibilità può essere sintomo di una personalità poco definita ( sino al limite della così detta "sindrome di Zelig", o Environmental dependency syndrome). Quando si parla di allentamento dei vincoli normativi si invoca il superamento di rigidità burocratiche, ma un eccesso di deregolamentazione può essere letale per il funzionamento di un sistema, compromettendone la governance 2.
Dunque quando si discute di flessibilità, appare sempre opportuno definire con esattezza cosa si intende, quale siano cioè le sue determinazioni e i livelli che si intendono garantire, in modo tale che si possano precisare i pro ed i contro.
 

 

1 Vedasi sul glossario presente nel portale Marcoaurelio la voce "varianze organizzative"

2 Si cerca talvolta di ovviare a tale pericolo regolando la deregolamentazione o includendo nel quadro normativo le condizioni di interpretazione flessibile delle norme stesse.




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