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Flessicurezza: stessi diritti per tutti i lavoratori

Approvando con 496 voti favorevoli, 92 contrari e 49 astensioni la relazione di Ole CHRISTENSEN (PSE, DK), il Parlamento europeo riconosce che, per poter avere successo nel XXI secolo, l'Europa «ha bisogno di una forza lavoro ben istruita e di imprese che siano rapide a cogliere le opportunità che scaturiscono in un mondo in rapido cambiamento per aumentare la produttività e promuovere l'innovazione». Si dice inoltre convinto che la flessibilità «può essere nell'interesse sia dei datori di lavoro che dei lavoratori» e che possa essere raggiunta con la promozione di disposizioni «contrattuali adattabili e sicure». Sottolinea poi che la flessicurezza «può rappresentare una strategia politica per la riforma del mercato del lavoro» e, in quanto tale, deve «includere tutti gli aspetti esistenti della politica sociale e dell'occupazione», a livello nazionale e dell'UE. Il Parlamento propone che il Consiglio europeo del dicembre 2007 adotti una serie più equilibrata di principi comuni di flessicurezza, «basati sulla creazione di un'occupazione di qualità e sul rafforzamento dei valori del modello sociale europeo». Questi principi, per i deputati, dovrebbero includere: la promozione di rapporti contrattuali stabili e pratiche sostenibili a livello di mercato del lavoro; un'azione in vista di accordi contrattuali adattabili e flessibili ed un'azione contro le pratiche di lavoro illecite, segnatamente nei contratti non standard; l'eliminazione della segmentazione del mercato del lavoro promuovendo e migliorando la sicurezza dell'occupazione; tutti i lavoratori dovrebbero avere una base di diritti, a prescindere dal loro status specifico; la riconciliazione di lavoro e vita familiare o personale, e la promozione del concetto di "lavoro dignitoso"; un partenariato tra l'amministrazione (a livello locale, regionale e nazionale), le parti sociali e la società civile nella gestione dei cambiamenti; la parità di genere e la promozione delle pari opportunità per tutti; l'individuazione e l'attuazione di vie nazionali in stretta collaborazione con le parti sociali; il potenziamento dell'adattabilità di imprese e lavoratori rafforzando la sicurezza della transizione attraverso una migliore mobilitazione delle politiche attive del mercato del lavoro; la necessità di una forza lavoro qualificata e adattabile, combinando così politiche attive in materia di mercato del lavoro e investimenti nell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita per migliorare l'inserimento professionale; un quadro macroeconomico per una crescita equilibrata e sostenibile e per posti di lavoro più numerosi e migliori. E' d'altra parte sottolineata l'importanza del principio di sussidiarietà e, in tale ambito, il Parlamento evidenzia che gli Stati membri devono disporre di un margine di discrezionalità «al fine di equilibrare la necessità di protezione contro la necessità di flessibilità, nel rispetto delle condizioni e delle tradizioni dei rispettivi mercati del lavoro nazionali». Il Parlamento sottolinea poi che si dovrebbe dare priorità alla creazione di un mercato del lavoro flessibile accrescendo i livelli d'istruzione e diffondendo i programmi di formazione e riqualificazione. Ma anche eliminando le barriere all'integrazione nella forza lavoro di donne, migranti, lavoratori giovani o anziani e altri gruppi discriminati e svantaggiati, rimuovendo gli ostacoli alla mobilità occupazionale e geografica e realizzando attive politiche di mercato del lavoro che sostengano il passaggio dalla vecchia alla nuova attività. In tale contesto pone in luce «il ruolo decisivo» di lavoratori qualificati e adattabili e delle nuove tecnologie nell'istruzione e nella formazione e ricorda le nuove forme di flessibilità offerte dall'accordo delle parti sociali sul telelavoro, il tempo parziale e il lavoro a tempo determinato. I deputati invitano inoltre la Commissione a proporre un pacchetto limitato di indicatori sulla qualità dell'occupazione. Per controllare l'efficacia delle politiche a favore dell'occupazione, la Commissione dovrebbe anche basarsi su indicatori relativi agli investimenti nelle competenze dei lavoratori, sul livello di insicurezza dei lavori e dei contratti e sulla transizione tra contratti atipici a contratti a tempo indeterminato. Ricordano peraltro che i lavoratori in subappalto, gli apprendisti e i lavoratori occasionali «sono lavoratori della flessibilità a più alto rischio, come dimostra il loro elevato tasso di infortunio». A tale proposito, il Parlamento sottolinea la necessità di adottare politiche che impediscano lo sfruttamento dei lavoratori mediante l'accumulo di contratti non standardizzati che non prevedono diritti uguali a quelli dei contratti a tempo pieno. Chiede inoltre che tutte le politiche comunitarie dell'occupazione «si attengano al modello classico del contratto di lavoro a tempo indeterminato che forma la base dei sistemi di sicurezza sociale negli Stati membri».



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