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Fuori procedura: romanzo sulla Pubblica Amministrazione

Data: 29 apr 2014

La bibliografia in materia di Pubblica Amministrazione è ricchissima di manuali, saggi e volumi che analizzano il mondo della burocrazia - intesa come formalismo e lungaggine - fino nei dettagli. Di conseguenza, i compendi di diritto amministrativo o le guide ai segreti del public management non mancano di certo. L’opera Fuori Procedura – Romanzo sulla Pubblica Amministrazione non ha però certo l’ambizione di farsi breccia nel mondo della manualistica di vario genere. Parte, invece, da un diverso interrogativo: è possibile parlare, descrivere la Pubblica Amministrazione da un punto di vista inusuale, ossia dal punto di vista di chi la vive?
L’opinione comune percepisce gli apparati pubblici come elementi negativi che assorbono risorse collettive e che, soprattutto, intralciano lo sviluppo della nazione invischiando con mille pretese, spesso considerate assurde, l’attività delle imprese, ma anche la vita dei singoli cittadini. Lo status rivestito dai pubblici dipendenti è la conseguenza di questo modo di pensare: risultano, quindi, troppi, nullafacenti, scansafatiche ed attaccati più al posto, preferibilmente fisso, che al lavoro; ma è davvero così?
Qual è la posizione dei protagonisti di questo tema? Cosa ne pensano i diretti interessati? L’intento del libro è quello, invece, di parlare di Pubblica Amministrazione attraverso le vicende di un impiegato (Alvaro è il suo nome), che sicuramente ha delle peculiarità che lo distinguono, caratteristiche quali il senso di appartenenza al settore pubblico, il dovere di servire la collettività ed un raro entusiasmo che gli permette di trasformare lunghe, noiose e improduttive giornate in ore di contagiose innovazioni.
Sono due i principali filoni su cui si basa la trama del romanzo: la domanda di mobilità territoriale sulla quale medita Alvaro e il percorso di certificazione di qualità che coinvolge l’ente pubblico dove il protagonista lavora e che lo vede assai impegnato. Nel momento in cui i due filoni troveranno il loro punto comune, grazie anche alla bella e simpatica collega Francesca, allora sarà chiara la chiave di volta della storia.
In conclusione, il libro si domanda se si può veramente cambiare la Pubblica Amministrazione partendo dal basso, da chi vi opera cioè quotidianamente o se è compito della legge riformare dall’alto il sistema? O, forse, come pare suggerire l’autore, sarebbe meglio che la legge prendesse solo atto dei cambiamenti provenienti e già attuati dai quei nullafacenti tanto contestati.
La prefazione del romanzo è scritta da Francesco Longo, Professore dell’Università Luigi Bocconi.

Autore: Michele Malanca

Editore: Edizioni Progetto Cultura

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