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I media e le politiche. Come i giornali raccontano le scelte pubbliche che riguardano la vita dei cittadini

Data: 13 mag 2016

Lauro Mattalucci

Il libro di L. Bobbio e F. Roncarolo costituisce un contributo di grande rilievo per chi vuole comprendere il ruolo che i media hanno nel formare ed orientare l'opinione pubblica.
Il primo saggio che troviamo in questo in questo testo collettaneo (al quale, oltre ai curatori, hanno contribuito anche i componenti di due gruppi di ricerca che hanno sottoposto ad indagine il mondo della stampa) spiega con chiarezza quali sono i capisaldi teorici della indagine svolta, a partire dalla esplicitazione dei concetti chiave utilizzati; in primis i concetti di "processo politico" e di "processo di policy" 1. Il primo riguarda ciò, in termini generali, che condiziona il funzionamento del sistema politico, vale a dire l'azione dei partiti politici, gli orientamenti e le scelte elettorali, le dinamiche di potere e di ricerca del consenso all'interno dei partiti e dei partiti tra loro, i rapporti tra maggioranza e opposizione, ecc. Tutto ciò è oggetto di studio delle scienze politiche. Il processo di policy riguarda invece la formulazione, l'attuazione e la valutazione delle politiche pubbliche, intendendo con quest'ultimo termine insiemi di azioni messe in atto per fronteggiare un problema di interesse collettivo mobilitando risorse (pubbliche e/o private) e definendo piani e programmi per avviarne e possibilmente raggiungere una soluzione 2. Siamo qui nel campo di quello specifico corpus disciplinare che va sotto il nome di analisi delle politiche pubbliche.

E' noto che nella formazione della opinione pubblica operata dai media, gioca un ruolo di grande rilievo sia la scelta dei temi trattati sia le modalità di trattazione. Si tratta di un terzo processo che entra in gioco: è quello che possiamo chiamare processo di news making, di costruzione delle notizie: di esso si occupa la sociologia della comunicazione e dei media.
Considerando le connessioni tra i tre processi citati si arriva allo schema illustrato dalla figura seguente (Fig. 1)

Fig. 1: Relazioni tra politica, politiche e media

Il saggio iniziale dei due autori fa il punto, con molta chiarezza, sullo stato dell'arte riguardante le analisi e le riflessioni, sviluppate dagli studiosi nei vari campi disciplinari, sulle interconnessioni esistenti tra i media e la politica, i media e le politiche, la politica e le politiche,.
Riguardo ai media e le politiche, gli autori - chiarendo subito le ragioni delle analisi effettuate dai due team di ricerca - scrivono:
«[…] il problema è quello di capire se i media sono in grado di offrire un contributo al dibattito pubblico sulle scelte di governo, ossia di aiutare i lettori a formarsi un'opinione a ragion veduta su questioni spesso complesse e di efficacia incerta. E' questo il punto di vista che abbiamo adottato in questa ricerca, supponendo - banalmente e, se volete, ingenuamente - che la principale funzione dei media in una democrazia sia quella di informare e che le politiche pubbliche siano un aspetto decisivo sull'azione di governo su cui i cittadini dovrebbero essere messi in condizione di capire - nel merito - gli oggetti del contendere.»

La ricerca empirica si incentra esclusivamente sul ruolo dei quotidiani (prendendo come riferimento quattro quotidiani generalisti - Corriere della sera, la Repubblica, La Stampa e il Giornale - ed un quotidiano economico-finanziario, Il Sole 24 ore); sembra tuttavia intuitivo che molte delle conclusioni generali riguardino anche i telegiornali e le trasmissioni televisive di informazione politica (specie i talk show). Analisi di natura diversa andrebbero fatte per valutare il ruolo dei social media, indagando in particolare se, ed in quale misura, essi siano in grado di meglio informare e di mettere i cittadini "in condizione di capire - nel merito - gli oggetti del contendere." 3

Il Cap. II dà conto di una analisi statistica piuttosto sofisticata 4 che - considerando lo spazio occupato dagli articoli che trattano argomenti di politica in senso lato in confronto con lo spazio riservato alla trattazione, con un livello anche minimale di argomentazione, delle policy - mostra come lo spazio riservato alle policy sia sensibilmente inferiore a quello che connota la stampa francese.
Per poter approfondire quella che appare essere una rilevante carenza della stampa nostrana (incentrata in modo di gran lunga prevalente sulle dinamiche interne alla sfera politica) vengono presi in esame i modi di trattazione di tre diversi ambiti di policy: mercato del lavoro, cittadinanza agli stranieri, energie rinnovabili. Con questa ulteriore prospettiva di indagine - cercando di evitare il più possibile la espressione di giudizi soggettivi - si entra maggiormente nell'analisi della trattazione degli articoli riguardanti le policy, ed in particolare nel rapporto che intercorre tra l'uso di cornici di senso (frames) mediante i quali si cerca di suscitare l'interesse del lettore  ed argomenti che entrano nel merito dei pro e contro delle proposte. Si constata come i frames utilizzati risultino molto spesso ispirati dalla media logic, vale a dire dall'idea che sia soprattutto il conflitto ad attirare l'attenzione del lettore. Nell'analisi si prendono inoltre in esame altri aspetti quali la natura dell'approccio, gli attori coinvolti, ecc. Non c'è spazio in questa sede per occupaci di essi, entrando nel merito dei vari capitoli del volume.

Al termine della presentazione dei risultati delle ricerche, gli autori, nel capitolo conclusivo, sintetizzano i dati emersi sui giornali italiani confrontati con quelli stranieri nei seguenti termini:

  • dedicano meno spazio alle politiche, rispetto alle altre notizie di politica e cronaca nazionale (con l'eccezione del Il Sole 24 ore);
  • concentrano la loro attenzione sul gioco politico che si svolge a livello nazionale e considerano poco gli attori della governance multilivello […]
  • danno poco spazio ad attori diversi dai politici (e dai sindacalisti) dimostrando di avere una visione angusta dei soggetti del pluralismo;
  • si affidano di meno al parere degli esperti;
  • presentano un minor grado di argomentazioni […];
  • offrono un minor grado di contradditorio fra opinioni ed argomenti diversi.

Il punto focale delle risultanze generali sembra potersi sintetizzare in quella che gli autori chiamano il "politicismo" dei media italiani:
«Esso consiste nel fatto che i media non solo riservano molto spazio ai partiti e ai politici, ma soprattutto osservano la realtà con gli occhi della politica e ne adottano meccanicamente le categorie, i temi salienti e il modo di affrontarli [secondo una] pervasiva introiezione delle logiche della politica»

Ed ancora:
Mentre la letteratura politologica ha messo in luce l'esistenza di una autonomia […] delle politiche pubbliche dalla politica, per i media italiani le politiche non sono che un sotto-insieme della politica, ne costituiscono una appendice (secondaria)

Avviene allora che:
«Il politicismo dei media convive con la medializzazione della politica; la logica dei media cambia la politica, ma nello stesso tempo la logica della politica permea profondamente i media, dando vita ad un intrico complesso e simbiotico tra le due entità.»
«Quando il conflitto assume una fisionomia apertamente politica, il conflitto appare scontato, prevedibile, deducibile dalla loro appartenenza. [I politici] non hanno bisogno di fornire giustificazioni approfondite, né i media sono interessati a conoscerle perché preferiscono rappresentare lo spettacolo del conflitto che appare dotato di senso così come si presenta. 5»
Tutti si lamentano del "teatrino della politica", ma poi se ne diventa prigionieri ed artefici.

Sembra qui opportuno sottolineare come una tale situazione deprima particolarmente le politiche pubbliche a livello territoriale e gli sforzi di ampliamento della democrazia deliberativa 6. In una simile situazione anche il ruolo di chi opera all'interno degli enti locali finisce per essere visto solo come "burocrazia" e confinato in un cono d'ombra. La conseguenza è che le buone pratiche relative alla impostazione e gestione delle politiche pubbliche a livello territoriale, finiscono per essere sepolte da una overdose di notizie sui "fannulloni" e sulle rigidità burocratiche, e dalle muscolari promesse di voler estirpare comportamenti disfunzionali.

Il testo di L. Bobbio e F. Roncarolo è uscito ormai da alcuni mesi, ma non sembra aver suscitato grande interesse né tra i politici né tra i giornalisti, e neppure avere aperto un dibattito sui consigli (molto pertinenti) che gli autori - in un sintetico ma sostanzioso paragrafo finale del capitolo conclusivo - danno su come occorrerebbe fare per "comunicare sul serio le politiche pubbliche".

 

1 L'uso del termine policy è preso a prestito dalla lingua inglese, dove si fa differenza tra i termini politics inteso come attività di governo di una collettività, e policy usato per indicare una politica pubblica o di politica aziendale. In italiano entrambi i sostantivi si traducono con "politica", cosa che genera franitendimenti.

2 Nel glossario presente sul portale Marcoaurelio si veda la voce "politiche pubbliche"

3 Su questo tema si può rinviare all'articolo "Politica e diffusione dei social media" (diviso in due parti) già pubblicato sul portale Marcoaurelio: parte 1 e parte 2

4 La comparazione dei cinque quotidiani tra loro ed i confronti con quotidiani selezionati nell'ambito nella realtà della stampa francese e spagnola in modo da avere un campione sufficientemente omogeneo, ha richiesto la definizione di specifici indicatori secondo una metodologia piuttosto complessa (compiutamente illustrata in appendice).

5 Nel testo viene citato come esempio il conflitto sulla abolizione dell'articolo 18

6 Vedasi sul portale Marcoaurelio l'articolo "La democrazia deliberativa: concetti base e stato dell'arte"


Autore: Luigi Bobbio e Franca Roncarolo

Editore: Il Mulino, 2016

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