Indietro

IBL: Direttiva Bolkenstein, contro chi protestare

Data: 07 mar 2017

Gli ambulanti protestano contro la direttiva Bolkestein, così fanno i titolari di concessioni balneari. Quali sono le ragioni di questa protesta? Di seguito una riflessione dell’Istituto Bruno Leoni. La Bolkestein è una delle «leggi» più importanti dell'Unione europea: è quella che ha, nel concreto, riconosciuto la libera circolazione dei servizi e il diritto dei cittadini di stabilirsi in un altro Stato membro per aprirvi una attività. È grazie alla Bolkenstein se quando abbiamo bisogno di un permesso di qualsiasi tipo da parte della pubblica amministrazione è sufficiente, al massimo, una comunicazione, o se non sono più necessarie le licenze per aprire un negozio, o se la prestazione di un professionista può essere esercitata in qualsiasi paese dell'Unione. Questi tre primi esempi rendono chiaro quanto profondamente la direttiva abbia inciso sulla nostra quotidianità. La direttiva impone di considerare lo spazio pubblico sul quale vendono per quello che è: uno spazio pubblico, non una proprietà privata, e come tale dato in «prestito» agli ambulanti, in concessione appunto, per un tempo definito, scaduto il quale l'ente pubblico «proprietario» deve affidare la successiva concessione a chi presenta l'offerta migliore, in una procedura di gara pubblica. Ciò non esclude che a vincere la gara possa essere il vecchio concessionario, ma non esclude nemmeno che possa essere un nuovo soggetto che abbia presentato un'offerta migliore. Migliore non necessariamente nel senso di più ricca (ovvero con un canone più alto) ma anche nel senso di più adeguata, e quindi considerando anche, a seconda di quanto preveda il bando, la professionalità e l'esperienza del venditore che si candida ad occupare quello spazio. Formalmente, non c'è nulla di nuovo sotto il sole: ma nella sostanza per la prima volta queste regole trovano applicazione (senza, come potrebbe la libertà di stabilimento restare altro che lettera morta?). La rabbia degli ambulanti è la rabbia di tutti quei titolari di concessioni che dovevano sapere di avere un titolo provvisorio, la concessione appunto, ma che sono stati trattati impropriamente, nel corso degli anni, come titolari, di fatto, di diritti di proprietà. Dietro alla loro rabbia, in tutto simile a quella dei concessionari di stabilimenti balneari, c'è uno Stato ipocrita. Uno Stato che ha sempre ribadito, formalmente, che esiste una proprietà privata per i beni ordinari e una proprietà pubblica per beni di interesse superiore (le spiagge, le piazze, i mercati rionali), ma che tuttavia ha trattato i concessionari di spazi pubblici come proprietari privati, un po' per non perdere il loro consenso un po' per presentare loro il conto di eventuali migliorie. In buona sostanza, lo Stato aveva promesso loro di non mettere mai in discussione i loro titoli. Così molti hanno considerato l'acquisto di una licenza alla stregua di quello di un immobile. La Bolkestein non ha colpa. Chi protesta dovrebbe farlo contro uno Stato che, per anni, l'ha blandito e preso in giro.



Nessun commento. Vuoi essere il primo.