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Il sapere digitale, Pensiero ipertestuale e conoscenza connettiva

Data: 08 ott 2012


di Lauro Mattalucci

La corposa introduzione di A. Buffardi al testo (90 pagine) costituisce una efficace introduzione al pensiero di Derrick de Kerckhove (pensiero che, per il linguaggio specialistico da lui adottato, non sempre è di facile intelligibilità). Segue un capitolo - ancora di A. Buffardi - su "Il sapere digitale. Il web scientifico e la memoria leggera" nel quale si affronta la "questione digitale" posta in termini di accesso, democratico ed aperto, ad una pluralità di contenuti e servizi; questione che solleva interrogativi in ordine alla selezione delle informazioni e sul ruolo delle istituzioni e dei rapporti di potere nella circolazione in rete della conoscenza. Seguono due capitoli - intitolati rispettivamente "Il pensiero ipertestuale. Sensorialità terziaria e processi cognitivi in Rete" e "La conoscenza connettiva. Tra scienza e tecnologia" - scritti a quattro mani, nei quali i due autori dialogano tra di loro su come la rete, nelle sue connotazioni di collettività e connettività 1,  stia trasformando non solo i nostri modi di comunicare, ma i nostri stessi processi cognitivi.

A questo riguardo leggiamo in una recensione reperibile in rete sul sito di Education 2.0 2:
«Nel tempo in cui lo sviluppo delle tecnologie e della Rete ci sottopone a una continua introduzione di innovazioni, è sempre maggiore l’esigenza di confrontarsi con le trasformazioni delle abitudini […]. Oggi la conoscenza è passata dal dominio privato al dominio pubblico. Con la Rete, si esprime attraverso un’interazione che mette insieme la comunità d’accesso con l’impatto individuale. Tale intreccio tra accesso condiviso e soggettività crea nuove condizioni d’interazione tra gli individui, nuove modalità che rappresentano la grammatica della Rete. Il nostro pensiero è ipertestuale. Attraverso il web, noi proiettiamo all’esterno tale modalità del pensiero. La Rete porta la connettività dentro la collettività e, contemporaneamente, dentro l’individualità. Essa trasferisce a ciascuno di noi una dimensione ipertestuale: siamo noi strumenti di ricerca, motori di ricerca e cursori per noi, e anche per gli altri. Con la diffusione delle tecnologie digitali, stiamo vivendo il passaggio che accompagna l’emergenza della società ipertestuale.»

Proseguendo su questa dimensione di mutamento antropologico, il libro si chiude con alcune riflessioni finali di de Kerckhove che vertono attorno a "L'inconscio digitale", offrendo una rielaborazione, in tempi di Internet, del concetto di inconscio collettivo di C. G. Jung.


1 Richiamandosi al la teoria delle Intelligenze Collettive di Pierre Levy, de Kerckhove l'ha aggiornata e adattata al contesto tecnologico delle reti, mirando alla connessione delle intelligenze quale approccio ed incontro sinergico dei singoli soggetti per il raggiungimento di un obiettivo. Tale connettività si affianca e contemporaneamente si oppone all'idea di collettività proposta da Levy, aggiungendo a questa l'unità frammentata delle potenzialità degli elementi della rete (da Derrick_de_Kerckhove)

2 La recensione è consultabile al sito www.educationduepuntozero.it


Autore: Annalisa Buffardi, Derrick de Kerckhove

Editore: Liquori, 2011

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