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Internet delle cose

Data: 20 mag 2016

Con l'espressione "Internet delle cose"” (in inglese Internet of Things, abbreviato con IoT) indichiamo una rete di oggetti fisici - dispositivi elettronici (come smartphone, orologi digitali, termostati, ecc.,), ma anche veicoli, macchine utensili, edifici, impianti ed altre "cose" - che sono dotati di funzioni elettroniche, software, radio frequency identification (RFID), sensori e connettività di rete in grado di abilitare tali oggetti a raccogliere e scambiarsi dati. Ad es. connettendo in rete macchine utensili che operano all'interno di un'ampia gamma di unità produttive, si può pensare di ottimizzare il controllo dei fermi macchina, la manutenzione, la logistica industriale ed altro ancora.

Detto termini diversi, l'espressione IoT "indica una famiglia di tecnologie il cui scopo è rendere qualunque tipo di oggetto, anche senza una vocazione digitale, un dispositivo collegato ad internet, in grado di godere di tutte le caratteristiche che hanno gli oggetti nati per utilizzare la rete" 1
I campi di applicabilità che attualmente si riscontrano sono molteplici: si va dalla domotica, alle applicazioni industriali, alla logistica e al supporto degli spostamenti di persone e merci, alla all'efficienza energetica, all'assistenza remota e alla tutela ambientale. La IoT è la tecnologia che abilita molti programmi inscrivibili nel capitolo delle smart cities. Sotto questo profilo molteplici sono i campi applicativi che interessano la PA.

L'espressione Internet delle cose è stata utilizzata per la prima volta nel 1999 da Kevin Ashton, pioniere di nuove soluzioni tecnologiche operante presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT). Da allora le aspettative nei confronti dell'IoT - visto come uno dei campi più promettenti dell'innovazione tecnologica - sono andate moltiplicandosi, assieme alle previsioni dei "futurologi" sul loro impatto futuro.
Tra questi ultimi occupa un posto di rilievo il noto economista e futurologo statunitense Jeremy Rifkin che nel suo libro La società a costo marginale zero 2, sostiene che "Il Commons Collaborativo sta trasformando il nostro modo di organizzare la vita economica, schiudendo la possibilità a una drastica riduzione delle disparità di reddito, democratizzando l'economia globale e dando vita a una società ecologicamente più sostenibile. Motore di questa rivoluzione del nostro modo di produrre e consumare è l'"Internet delle cose", un'infrastruttura intelligente formata dal virtuoso intreccio di Internet delle comunicazioni, Internet dell'energia e Internet della logistica, che avrà l'effetto di spingere la produttività fino al punto in cui il costo marginale di numerosi beni e servizi sarà quasi azzerato, rendendo gli uni e gli altri praticamente gratuiti, abbondanti e non più soggetti alle forze del mercato" 3.

Si tratta di affermazioni che vanno ovviamente prese con cautela, perché - come normalmente avviene per le previsioni sull'impatto che la tecnologia potrà avere sulla società, i costumi, il lavoro e l'economia - si tendono a privilegiare alcuni specifici rapporti di causalità e, di conseguenza, a non considerare tutti i possibili fattori intervenienti.


1 La definizione è contenuta nell'articolo giornalistico "Cos’è l’Internet delle cose?" pubblicato su La Stampa del 26 Agosto 2014

2 J. Rifkin (2014), La società a costo marginale zero. L'internet delle cose, l'ascesa del «commons» collaborativo e l'eclissi del capitalismo, Mondadori

3 Citazione tratta dalla quarta di copertina del testo di J. Rifkin




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