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Interno: nuovo piano nazionale ripartizione richiedenti asilo

Si è tenuta il 6 settembre al Viminale la riunione sull’“accoglienza dei migranti” alla quale hanno partecipato il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, il capo di Gabinetto Luciana Lamorgese, il capo della Polizia Franco Gabrielli, il capo Dipartimento libertà civili e immigrazione Mario Morcone e il presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) Piero Fassino. Obiettivo del Piano è quello di strutturare un sistema di accoglienza dei migranti, diffuso sull’intero territorio nazionale, che garantisca una ripartizione equilibrata dei posti per l’ospitalità dei richiedenti asilo e rifugiati, sia per i livelli regionale e provinciale che per quello comunale. «Auspichiamo la condivisione di tutti i sindaci su questo nuovo sistema, ha aggiunto Alfano, che è stato pensato per assicurare un “criterio di scalabilità” tale da consentire la gestione delle fasi di eventuali ampliamenti o contrazioni numeriche, rispondendo in maniera flessibile ai fabbisogni di accoglienza che si potranno registrare nel corso del tempo». Con questa diversa pianificazione, ha proseguito il ministro, «avremo il vantaggio, a fronte di assegnazioni dei posti previsti a livello provinciale e comunale, di mettere in atto processi di revisione dei contingenti numerici prestabiliti, in modo coerente con le specifiche esigenze locali». Due sono i pilastri del nuovo sistema di accoglienza: - l’adesione volontaria allo SPRAR, da parte dei Comuni, cui viene presentata l’alternativa tra l’entrare in un sistema ordinario e istituzionale o assistere al trasferimento di richiedenti asilo sul proprio territorio, stabilito a livello centrale sulla base di un piano nazionale di ripartizione; - una modalità di accreditamento “continuo” allo SPRAR, che superi così l’attuale complessità imposta dalla periodicità di pubblicazione dei bandi di adesione e che si caratterizzi per una gestione “a liste sempre aperte” per accogliere le domande degli Enti locali, senza più vincoli temporali, ma solo in base alla disponibilità delle risorse, istituendo una sorta di albo permanente in cui accreditarsi. Il Piano nazionale si pone come obiettivi di realizzare una programmazione nazionale articolata a livello regionale, provinciale e comunale. Si dovrà individuare una prima modalità di ripartizione “a livello regionale” che elimini il più possibile le disparità inevitabili derivanti da criteri fondati unicamente su variabili demografiche dei comuni. Poi si procederà, a cascata, a una seconda modalità di ripartizione “a livello comunale”, che da un lato mantenga un’ottima approssimazione con il dato “di riferimento” regionale, dall’altro tenga in considerazione l’esigenza di differenziare la distribuzione almeno per alcune classi di comuni. Nello specifico: i comuni sino a 2.000 abitanti, oltre i 2000 abitanti e comuni metropolitani). Infine, si dovrà definire e utilizzare un criterio di ripartizione che indichi la quota minima di posti da assegnare ad ogni comune. Tutti i comuni appartenenti alle tre classi, ha concluso il ministro dell’Interno Angelino Alfano, «avrebbero, in ogni caso, la facoltà di esprimere l’eventuale disponibilità anche per un numero di posti superiore a quello attribuito dal Piano in questione».



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