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L'abitare collettivo

Data: 08 nov 2011

Per lungo tempo l'abitare ha costruito la "questione urbana" come questione di diritti e rivendicazioni. Poi, negli anni Novanta, ha segnato l'affermazione di una sfera intima, privata, intrecciata con la ricerca di libertà e felicità individuali. Dopo vent'anni l'abitare torna di nuovo al centro, entro una declinazione differente: riposizionando pratiche, attenzioni e retoriche sulla condivisione.

Il problema che il ritorno dell'abitare collettivo solleva non è se esso sia un contrappasso alla celebrazione dell'individualismo degli anni Novanta, una buona soluzione in grado di sbarazzare il campo da egoismi privati, diseconomie, alti costi, sprechi energetici e di suolo, errori, fobie, paure, ma perché abbia acquisito tanta forza entro un discorso che fino a pochi anni fa lo ignorava.

L'ipotesi che questo libro sostiene è che l'abitare collettivo trovi le sue ragioni non unicamente nel fatto di costituire un'apprezzabile soluzione tecnica, di mercato o di progetto, ma entro un orizzonte più ampio di valori, pratiche, atteggiamenti, che sembra attraversare la società contemporanea. È su questo che l'abitare collettivo porta a riflettere. Su quelle forme leggere ed aperte di condivisione che stanno rifiorendo un po' ovunque. Che si esprimono in modo sottile ed opaco nel rapporto tra abitare e culture amministrative, politiche, tecniche e comuni. E in modo pervasivo e pesante nei processi di produzione delle abitazioni e delle politiche.
Attraverso lo studio di casi italiani e stranieri il libro osserva forme diverse dell'abitare collettivo. Due scritti, di Cristina Bianchetti e Lavinia Bifulco, provano ad offrire a questi casi alcune sponde interpretative. La postfazione indaga il modo in cui la cultura del progetto è attraversata e profondamente riscritta oggi da questo tema.


Autore: Angelo Sampieri (a cura di)

Editore: Franco Angeli, 2011

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