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La disciplina dello stress lavoro-correlato tra fonti europee e nazionali: limiti e criticità

Data: 13 feb 2012

Il saggio si pone l’obiettivo di illustrare in modo critico la disciplina del rischio da stress lavoro-correlato contenuta nell’accordo quadro europeo dell’8 ottobre 2004 concentrandosi in particolare sulle indicazioni metodologiche fornite dalla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro nella circolare datata 18 novembre 2010 e sulle linee guida “Valutazione e gestione dello stress lavoro correlato, manuale ad uso delle aziende in attuazionedel D.Lgs. 81-08 e smi” pubblicate dall’Inail nel maggio 2011, (leggi anche “Stress lavoro-correlato, on-line la piattaforma INAIL dedicata” ) per definire il percorso di valutazione e gestione del rischio stress lavoro correlato.

Muovendo da un excursus sulle motivazioni e modalità con cui il rischio stress lavoro correlato è stato inserito nel T.U. 81-08, la prof.ssa Pasquarella analizza nello specifico l’attuale stato della norma e ne mette in evidenza alcune lacune e genericità.

Dando atto della difficoltà di disciplinare un problema così complesso, che risulta dall’interazione tra organizzazione, contenuti del lavoro e esigenze dei lavoratori, la professoressa rileva nell documento promulgato dalla Commissione permanete indicazioni operative non ancora esaurienti, in quanto vengono illustrati in estrema sintesi meccanismi procedurali minimi per adempiere all’obbligo di legge.

La circolare emanata dalla commissione permanente non sembra quindi a sè, uno strumento in grado di essere compiutamente operativo ma ha però il pregio di dare una prima impostazione al problema, recependo e integrando l’accordo europeo con una guida operativa elaborata dal gruppo di lavoro interregionale nel 2010.

Sono di diverso rilievo le critiche mosse alle linee guida dell’INAIL che senza dubbio “potrebbero rappresentare un affidabile ausilio pratico-operativo (anche se non sono obbligatorie), ma non si deve dimenticare che il rischio da SLC, per la sua natura, non richiede uno strumento di valutazione meccanicistico, ma “l’applicazione di metodi condivisi di approccio al problema”, puntando ad una “valutazione del rischio specifico attraverso strumenti differenti, articolati fra loro” ed a una “gestione degli interventi correttivi con il concorso di tutti gli attori del sistema di prevenzione e protezione interna”.

In conclusione quindi l’introduzione del rischio stress lavoro correlato rappresenta un’ importante innovazione nel modo di intendere il rischio e la salute e sicurezza dei lavoratori perché accoglie un nuovo concetto di salute globale e la necessità di tutelare l’integrità psicofisica del lavoratore. La letteratura scientifica attuale ha mostrato inconfutabilmente la diffusione del fenomeno senza sottacerne la complessità. Di fronte a una sfida tanto grande sono sicuramente encomiabili i primi passi fatti in Italia per contrastare questo fenomeno ma molto altro c’è da fare.

Occorre adoperarsi affinché che la materia diventi abituale nelle ASL, grazie anche all’apporto interdisciplinare di figure specialistiche. Occore inoltre giungere a un nuovo modello di relazioni sociali imperniato sulla effettiva partecipazione dei lavoratori in azienda e sull’affermazione di un vero e proprio “diritto al benessere sul lavoro” che scaturisca dal congiungimento del benessere e dell’efficienza organizzativa e che si traduca in un indubbio vantaggio sia per il lavoratore che per l’azienda.


Autore: Valentina Pasquarella

Editore: I Working Papers di Olympus



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