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La forza riformatrice della cittadinanza attiva

Data: 14 mar 2014


di Lauro Mattalucci

Il testo muove - come spiegato nell'ampia introduzione - dalla constatazione di come la rappresentanza democratica espressa attraverso la forma dei partiti sia oggi in uno stato di profonda crisi di credibilità, crisi che, in Italia, ha trovato una palese manifestazione negli sterili tentativi di riforma delle istituzioni di cui si dibatte da decenni.

La tesi centrale del libro - interessante e suggestiva - è che è che la riforma  più grande si sia realizzata dal basso, in un processo che si è svolto tra la scarsa attenzione dei partiti e dei media che formano la opinione pubblica: è la riforma della "cittadinanza attiva", una riforma che ha difeso gli spazi costituzionali di partecipazione e di esercizio di sussidiarietà orizzontale, sussidiarietà che ha trovato recepimento - sia pure quasi nella forma di un corpo estraneo - nell' art. 118 della legge di riforma del titolo V della costituzione (l. Cost. 3/2001). Il riferimento empirico per un discorso sulla cittadinanza attiva non è tanto incentrato sulle forme di mobilitazione intervenute  dentro e fuori dai partiti, ma riguarda piuttosto il cosa fare nella contingenza di situazioni che spingono i cittadini a "intervenire direttamente per realizzare politiche pubbliche e condizionare quelle che le istituzioni sono tenute ad erogare […]".

Sulla base di pratiche sociali positive ed autonome, che configurano la partecipazione della cittadinanza attiva alle politiche è intervenuta - afferma l'autore - una profonda trasformazione della democrazia, affermando in qualche modo "una sovranità pratica del cittadino, che limita e vincola la sovranità istituita e si protende nel campo della soddisfazione amministrativa dei bisogni". Tutta una serie di bisogni dei cittadini sono oggi soddisfatti attraverso il volontariato, il privato sociale, le forme di cooperazione, in una parola attraverso gli attori del “Terzo Settore”, i quali hanno marcato, attraverso forme di auto-attivazione finalizzati alla conquista di diritti e di difesa dei beni comuni, una modalità nuova del fare politica.

"La tesi di questo libro - scrive Cotturri - è che le basi di una riforma sono ormai ampiamente delineate. […]. Manca riguardo a ciò una consapevolezza diffusa, manca l'intelligenza degli avvenimenti. E dunque si ha bisogno anzitutto del recupero di memoria e di capacità di interpretazione storico-politica".
Al recupero di memoria e di capacità di interpretazione storico-politica ed alle prospettive aperte dalla cittadinanza attiva" sono dedicati i tre capitoli del libro. E' lo stesso autore ad offrirci il sunto degli argomenti trattati.

" Nel CAP 1 si ragiona sul dispositivo fondamentale di attuazione della Costituzione, la partecipazione dei cittadini, che alla fine ha sopperito alle mancanze di un sistema dei partiti. che via via sono divenuti altro da quello che la Costituzione indicava. Lo sviluppo autonomo e alternativo di forze civiche ha consentito di non deragliare dagli obiettivi d'origine, ma anzi concorre con determinazione  a perseguirli e, tale rafforzamento, consegue a uno sviluppo della Costituzione scritta assai coerente ai valori originari. Una revisione del testo, all'art. 118 del Titolo V, e stata nel 2001 approdo e punto di rilancio di un lungo cammino di formazione di "attori della Costituzione": la sussidiarietà orizzontale e ciò che oggi essi possono mettere in campo per fronteggiare la crisi.

II CAP. 2 propone una riflessione su tale vicenda da un altro punto di vista: che tipo di democrazia si sta realizzando con questi avanzamenti? E un sistema incentrato sempre sul primato delle forze rappresentative? O e lecito dire che siamo dinanzi  alla formazione progressiva di un sistema misto, anzi duale, cioè a doppia legittimazione, di poteri delegati e poteri minoritari di intervento diretto nella costruzione della sfera pubblica? Possiamo riconoscere i punti basilari di una mutazione politico-istituzionale che sta cambiando la Repubblica, ora che alcuni eventi sono occorsi, che alcune nuove istituzioni sono in movimento, che soggetti e poteri nuovi stanno consolidando le loro possibilità? Riconoscere il senso del cambiamento già intervenuto da coraggio e forza per condurre a compimento il passaggio.

II CAP. 3 prova a indicare quali sono le prospettive della politica di sussidiarietà, indicata a cittadini e istituzioni come via maestra per realizzare quello che né i cittadini da soli, né le istituzioni da sole possono compiere. Questa prospettiva esige che dal basso si approfondisca lo sforzo di designare e preservare beni comuni. E che le leggi di "sostegno" dall'alto siano concepite come insieme coerente e non occasionale di misure atte a far crescere capitale sociale. Sia nell'una che nell'altra direzione c'e molto da migliorare. Ma la concretezza dei casi esaminati ci conferma che quella e la direzione giusta: la Repubblica sta effettivamente cambiando ..."

L'autore intende la sussidiarietà "essenzialmente come politica, che crea interazioni tra società e istituzioni, dà concreta attuazione alle due prime indicazioni della Costituzione: promuovere la crescita delle persone (art.2) e rimuovere ostacoli alla partecipazione alla vita pubblica (art 3) Entrambi questi obiettivi hanno a che vedere con la formazione di quello che si chiama capitale sociale. Il cuore della politica della sussidiarietà sta dunque nella formazione di quella risorsa strategica: sviluppo di virtù civiche, ricostruzione di fiducia nell'agire politico, tutte cose preziose per il benessere collettivo e per lo stesso buon rendimento delle istituzioni" 1.
Ci si può chiedere se non intervenga nelle considerazioni svolte dal libro di Cotturri una valutazione eccessivamente ottimistica del ruolo svolto dal Terzo Settore e dunque, implicitamente,  delle potenzialità riformatrici della cittadinanza attiva.

L'autore conosce bene - per partecipazione diretta - il Terzo Settore e non ne parla, in modo indifferenziato, come di un nuovo grande soggetto della politica. Non gli sfuggono infatti le divisioni che lo attraversano nei territori, siano tali divisioni legate alle diverse identità tradizionali (cattolica e laica), siano legate alle diverse opportunità di accesso al sostegno pubblico (incentivi, progetti finanziati, ecc.) che ciascun soggetto ha saputo costruire; tutte cose che spiegano le possibili difficoltà di collaborazione e anche di esercizio di una capacità collettiva di influenzare le politiche pubbliche e, con esse, il rendimento delle istituzioni. Tuttavia è proprio su questo tema di come si produca in concreto cambiamento e innovazione sociale che forse il lettore - alla fine della interessante lettura - sente il bisogno di qualche riflessione ulteriore, che dia centralità agli attori sociali in carne ed ossa e metta - magari attraverso il resoconto di specifiche case history - il tema della innovazione sociale al riparo da possibili ideologie e facili prospettive di palingenesi sociale.

Se è vero, come l'autore sostiene, che partecipare è anche apprendere (e che "la migliore definizione di democrazia [è che essa] sia un regime di apprendimento […] collettivo") si sente l'esigenza di comprendere meglio quali siano, nel gioco dei vari attori, nella società civile e nelle istituzioni, le condizioni che possono favorire o ostacolare processi di apprendimento collettivo in grado di alimentare  il circuito virtuoso del "riformismo dal basso"

Ulteriori letture
In maniera complementare al testo di G. Cotturri, si suggeriscono le seguenti letture.

1 In merito al concetto di capitale sociale si può vedere sul portale Marcoaurelio l'articolo Capitale sociale: un concetto utile ma non facile da definire


Autore: Giuseppe Cotturri

Editore: Carocci, Roma, pp. 157, 2013

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