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Le partecipate dal comune soggiacciono alla TOSAP

Data: 27 nov 2018


In materia di Tosap, l’esenzione, prevista in favore del Comune dall’art. 49, comma 1, lett. a), del D. Lgs. 507/1993, non può essere applicata in favore della società partecipata dall’Ente locale, quand’anche operante come società in house providing, ostandovi il carattere eccezionale delle norme di agevolazione tributaria. Resta fermo il diritto all’esenzione solo qualora sia stato stabilito nell’atto di concessione o dopo che l’impianto di pubblico servizio sia rimasto gratuitamente devoluto al Comune.

 

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza 25 ottobre 2017, n. 25300 ha sancito il principio che alle società partecipate dai Comuni non spetta l’applicazione dell’esenzione Tosap. 
Non possono trovare applicazione, in via analogica, in favore di una società privata, seppur interamente partecipata dal Comune, le norme previste per gli enti locali.
In ragione del loro carattere eccezionale, le norme di esenzione ed agevolazione fiscale sono inapplicabili per analogia.

Le esenzioni fiscali non possono essere concesse fuori dei casi espressamente previsti e ciò perché la previsione del beneficio oggetto di lite costituisce un’eccezione alla tassazione ordinaria degli atti (Cass.civ., sent. 26 ottobre 2016 n. 21610). In effetti, le norme impositive non appartengono alle categorie contemplate dall’art. 14 preleggi (che concerne solo le norme penali e quelle eccezionali), ma l’interpretazione analogica trova, tuttavia, in concreto, difficile possibilità di applicazione in ragione della struttura solitamente rigida della loro formulazione (Cass. civ., sez. V, sent., 30 dicembre 2011, n. 30722). Rispetto alla materia tributaria è, invece, ritenuta applicabile l’interpretazione estensiva – che tende, cioè, a comprendere nella portata concreta della norma tutti i casi da essa anche implicitamente considerati, quali risultanti non solo dalla lettera ma anche dalla ratio della disposizione.
Tale interpretazione estensiva è ammissibile sia con riguardo alle norme d’imposizione sia alle disposizioni che accordano benefici fiscali.

Riguardo la Tosap, l’art. 49, comma 1, del D. Lgs. n. 507/1993 prevede l’esenzione dalla tassa per le occupazioni effettuate dallo Stato, dalle Regioni, Province, Comuni e loro consorzi, da enti religiosi per l'esercizio di culti ammessi nello Stato, da enti pubblici di cui all'art. 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi (approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917), per finalità specifiche di assistenza, previdenza, sanità, educazione, cultura e ricerca scientifica (lettera a) e per le occupazioni con impianti adibiti ai servizi pubblici nei casi in cui ne sia prevista, all'atto della concessione o successivamente, la devoluzione gratuita al Comune o alla Provincia al termine della concessione medesima (lettera e). 

Nel caso in specie, la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, riformata dalla Cassazione, aveva riconosciuto l’esenzione ex art. 49, lett. a), anche ad una società partecipata dal Comune, operando un’analogia legis.
Secondo la Suprema Corte, alla società partecipata, essendo un soggetto diverso rispetto al Comune, non spetta l’esenzione e non ne avrebbe diritto nemmeno una società in house, giacché questa è pur sempre sottoposta a un regime tendenzialmente privatistico (Cass., sez. unite, 1 dicembre 2016, n. 24591).

Agli effetti dell’art. 49, primo comma, lett. a), discrimina solo la qualità soggettiva dell’occupante, mentre non è rilevante l’eventuale interesse pubblico dell’opera. 
La società partecipata, al pari di altri concessionari, potrebbe godere dell’esenzione solo se gli atti concessori prevedano che l’impianto di pubblico servizio resti, alla fine, gratuitamente devoluto al Comune (Cass. civ., sez. trib., sent. 11 giugno 2004, n. 11175) e, quindi, in forza della lettera e) del primo comma del citato art. 49.

Luciano Catania 




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