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Mobilità in entrata e vincoli assunzionali

Data: 05 giu 2019


(Deliberazione Sezione regionale di controllo per la Toscana n. 82/2018/PAR).

Il Comune di Castelfiorentino, tramite il Consiglio delle Autonomie Locali, ha inoltrato alla Sezione Regionale di controllo della Toscana una richiesta di parere in ordine all'incidenza del trasferimento di una unità di personale tramite mobilità in entrata sui contingenti assunzionali ex lege previsti per il reclutamento di personale dall'esterno.

L'istante formulava il seguente quesito: “..se per le mobilità ex art. 30 D.lgs 165/2001 di un comune sottoposto a vincoli assunzionali pieni da parte di personale proveniente da Comune di nuova istituzione (costituito nel 2014 a seguito di processo di fusione), in vigenza del su richiamato art. 1 co. 450 della L. n. 190/2014, debba considerarsi - per il comune ricevente - "neutrale" finanziariamente sui propri spazi di turn over secondo quanto indicato dall'art. 1 comma 47 della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per il 2005)”. Quesito formulato anche in considerazione del fatto che “ .. L'unica domanda pervenuta è di una dipendente di un Comune di nuova istituzione per­ché oggetto di fusione avvenuta nel 2014, il Comune di Casciana Lari..” e che detto comune “..come evidenziato negli atti di programmazione dallo stesso adottati (v. GC n. 8 del 24/1/2018), ha attestato il rispetto delle norme e dei vincoli in tema di assunzioni del personale con riferimento all'annualità 2017 e 2018,…”.

Il Collegio verificando in primis i requisiti di ammissibilità soggettiva ed oggettiva e rilevando la sussistenza di entrambi i presupposti si pronunciava nel merito al quesito posto dall’amministrazione locale alla luce della normativa vigente e dei principali indirizzi giurisprudenziali ricostruendo il quadro normativo di riferimento.

Preliminarmente, evidenzia la Sezione come l’art. 30 del Testo unico del pubblico impiego (Decreto Legislativo n. 165/2001) rubricato “Passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse”,  dispone al comma 1 che: “…Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante passaggio diretto di dipendenti di cui all'articolo 2, comma 2, appartenenti a una qualifica corrispondente e in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento, previo assenso dell'amministrazione di appartenenza. Le amministrazioni, fissando preventivamente i requisiti e le competenze professionali richieste, pubblicano sul proprio sito istituzionale, per un periodo pari almeno a trenta giorni, un bando in cui sono indicati i posti che intendono ricoprire attraverso passaggio diretto di personale di altre amministrazioni, con indicazione dei requisiti da possedere…”.

Viene poi richiamata la disposizione che regola il rapporto tra l'istituto della mobilità e i limiti assunzionali degli enti locali ovvero l'art. 1, comma 47 della Legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Legge finanziaria 2005),  ove si prevede che “In vigenza di disposizioni che stabiliscono un regime di limitazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato, sono consentiti trasferimenti per mobilità, anche intercompartimentale, tra amministrazioni sottoposte al regime di limitazione, nel rispetto delle disposizioni sulle dotazioni organiche e, per gli enti locali, purché abbiano rispettato il patto di stabilità interno per l'anno precedente”.

Ricorda il Collegio toscano che successivamente l’art. 14, comma 7, del  D.L. n. 95/2012  aveva disposto come “Le cessazioni dal servizio per processi di mobilità … non possono essere calcolate come risparmio utile per definire l'ammontare delle disponibilità finanziarie da destinare alle assunzioni o il numero delle unità sostituibili in relazione alle limitazioni del turn over”.

Invero, la giurisprudenza contabile, nell'interpretare le disposizioni vigenti in materia sopra richiamate, si è orientata nel ritenere l'istituto della mobilità ai sensi dell'art. 30 del Testo unico del pubblico impiego come finanziariamente neutrale per la finanza pubblica e pertanto non incidente sui contingenti assunzionali previsti dalla legge per le assunzioni dall’esterno.

La ratio di tale assunto è rilevabile in primis dalla finalità stessa della mobilità ovvero l’ottimale allocazione delle risorse umane già in servizio presso le varie amministrazioni nonché dalla natura giuridica dell'istituto. Per costante giurisprudenza nell'ipotesi di mobilità si configura una vera e propria cessione di contratto che si differenzia dall'ipotesi di collocamento a riposo, nella quale viene meno l'obbligo retributivo da parte del datore di lavoro

In particolare, affinché si concretizzi un'operazione finanziariamente neutrale, è necessario che la mobilità non generi alcuna variazione nella consistenza numerica dell’organico complessivo delle amministrazioni pubbliche e, conseguentemente, non determini aumenti di spesa per il personale a livello globale.

I giudici contabili richiamano il pregevole approdo sul punto contenuto nella deliberazione delle Sezioni Riunite (n. 59/CONTR/2010) ove si afferma che “…la norma fondamentale in materia di mobilità volontaria del personale, tutt’ora vigente, è contenuta nell’articolo 1, comma 47 della legge 30 dicembre 2004 n. 311 (...). Tale norma per gli enti sottoposti a vincoli assunzionali configura, dunque, la mobilità come un’ulteriore e prodromica possibilità di reclutamento in deroga ai limiti normativamente previsti. Al fine di garantire la necessaria neutralità finanziaria delle operazioni di trasferimento il Dipartimento della funzione pubblica con la circolare n. 4 del 2008 e, in seguito, con alcuni specifici pareri, (confronta da ultimo quello reso alla Croce rossa italiana n. 13731 del 19 marzo 2010) ha chiarito che, poiché l’ente che riceve personale in esito alle procedure di mobilità non imputa tali nuovi ingressi alla quota di assunzioni normativamente prevista, per un ovvio principio di parallelismo e al fine di evitare a livello complessivo una crescita dei dipenderti superiore ai limiti di legge, l’ente che cede non può considerare la cessazione per mobilità come equiparata a quelle  fisiologicamente derivanti da collocamenti a riposo. Espletate le procedure di mobilità l’ente ricevente resta, infatti, libero di effettuare un numero di assunzioni compatibile con il regime vincolistico e con le vacanze residue di organico. (…). Il Comune che ha assentito al trasferimento … potrà comunque beneficiare del relativo risparmio di spesa – che rappresenta pur sempre una delle imprescindibili condizioni per procedere a nuove assunzioni – e, ove ritenga necessaria la sostituzione delle unità cedute potrà a sua volta avviare una procedura di mobilità in entrata.”

Pertanto, alla luce di detta lettura e in relazione al quesito formulato dall'ente, la Sezione fiorentina ragionevolmente afferma che i limiti assunzionali per il reclutamento del personale dall'esterno non sono erosi dalle procedure di mobilità previste per legge, fatti salvi il rispetto delle disposizioni sulle dotazioni organiche nonché il rispetto del pareggio di bilancio per l’anno precedente da parte di tutti gli enti interessati alla procedura.

Dott. Giampiero Pizziconi, Consigliere della Corte dei conti. Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato e Sezione regionale di controllo per il Veneto.




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