Indietro

OCSE: Rapporto “Closing the Gender Gap”

Data: 15 gen 2013

Secondo il nuovo rapporto OCSE Closing the Gender Gap: Act Now le donne pagano un prezzo molto alto per la maternità, a causa dei costi ingenti per la cura dei figli, l’accesso e la disponibilità ad agevolazioni, e il peso fiscale che impedisce a molte di lavorare di più. I miglioramenti nel livello di educazione femminile hanno contribuito ad un aumento globale della partecipazione delle donne al mondo del lavoro, ma rimangono ancora dislivelli nelle ore lavorate, nelle condizioni di impiego e nei guadagni. Come nella maggior parte dei paesi OCSE, in Italia nelle ultime generazioni le donne hanno risultati migliori degli uomini negli studi. Nel 2010, il 59% dei laureati erano donne, ma la percentuale scende al 15% tra i laureati in scienze informatiche e al 33% tra i laureati in ingegneria. Sebbene si tratti di specializzazioni che offrono buone opportunità nel mondo del lavoro, i dati mostrano che meno del 5% delle ragazze di 15 anni (ma più del 20% dei ragazzi) aspira a queste professioni. Occorre fare di più, a scuola e a casa, per incoraggiare l’interesse delle ragazze nelle materie scientifiche e dei l’interesse ragazzi in materie quali scienze della formazione e salute e assistenza. L’Italia è il terz’ultimo paese OCSE, davanti a Turchia e Messico, per livello di partecipazione femminile nel mercato del lavoro: 51% contro una media OCSE del 65%. Meno del 30% dei bambini al di sotto dei tre anni usufruisce dei servizi all’infanzia e il 33% circa delle donne Italiane lavora part-time per conciliare lavoro e responsabilità familiari (la media OCSE è 24%). Le donne sono spesso percepite come le prime responsabili per la cura della famiglia e della casa. Il tempo dedicato dalle donne italiane al lavoro domestico e di cura –in media 3,6 ore al giorno in più rispetto agli uomini – limita la loro partecipazione al lavoro retribuito. Una maggiore partecipazione femminile al lavoro non solo aiuta a sostenere il reddito familiare, elemento essenziale in periodi di forte disoccupazione, ma contribuisce anche a mitigare la pressione che deriva dall’invecchiamento della popolazione. Le proiezioni OCSE mostrano che – a parità di altre condizioni – se nel 2030 la partecipazione femminile al lavoro raggiungesse i livelli maschili, la forza lavoro italiana crescerebbe del 7% e il PIL pro-capite crescerebbe di 1 punto percentuale l’anno. Le ore di lavoro non retribuito tra le donne diminuiscono all’aumentare dell’occupazione femminile



Nessun commento. Vuoi essere il primo.