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Organizzazione del lavoro

Data: 25 ott 2012

Considerando una qualunque unità organizzativa (U.O) si parla di organizzazione del lavoro in riferimento alle scelte di disegno dei ruoli lavorativi e di utilizzo dei fattori produttivi effettuati per  lo svolgimento dei processi lavorativi che fanno capo alla U.O.
In termini più analitici le scelte in questione possono riferirsi a:

  • i confini della U.O. ;
  • le procedure di lavoro;
  • i ruoli operativi (eventualmente formalizzati in "mansioni");
  • i ruoli di supervisione e coordinamento;
  • le tecnologie impiegate;
  • il lay-out (ossia la organizzazione degli spazi fisici).

I criteri che possono guidare la scelta tra alternative differenti di organizzazione del lavoro (o.d.l.) possono essere:

  • la efficienza (la capacità di svolgere le attività in capo alla U.O. con il minimo impiego possibile di risorse);
  • la efficacia (la capacità di conseguire i risultati attesi della U.O. nonostante le "varianze" tecniche e sociali che possono emergere);
  • la qualità del lavoro (espressa in termini di "job satisfaction", di possibilità di crescita professionale, ecc.);

Se la U.O. ha come finalità la fornitura di servizi il criterio dell'efficacia comprende anche quello della qualità del servizio che viene fornito.
Nella scelta del modello di o.d.l. uno dei problemi centrali è quello del bilanciamento tra efficienza ed efficacia: una od.l. che si concentri solo sul minimo impiego di risorse rischia di essere poco flessibile e di non avere capacità di rispondere alle "varianze" che possono emergere, penalizzando in tal modo la qualità delle performance; viceversa la ridondanza di risorse impiegate (persone, tecnologie, ecc) aumenta la flessibilità ma penalizza i costi.




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