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Organizzazione

Data: 08 apr 2013

Il termine organizzazione (dal greco ὅργανον -organon- strumento) è utilizzato con almeno due accezioni diverse:
O1) come sistema sociale, ossia come "complesso di posizioni o ruoli, occupate o svolti da soggetti individuali o collettivi i quali interagiscono mediante comportamenti, azioni, attività di natura specifica (economica, politica, educativa, religiosa, sportiva, ecc..), nel quadro di norme e di altri tipi di vincolo che limitano varietà degli atti consentiti a ciascun soggetto nei confronti degli altri" 1. Esempi di organizzazione sono un'azienda, un ente pubblico, un ospedale, ecc.., ma anche loro specifici sottosistemi quali uno stabilimento produttivo, l'ufficio anagrafe, il reparto di cardiologia, ecc..
O2) come  complesso di attività con le quali, all'interno di una O1, si rendono esplicite e vincolanti le relazioni tra i titolari delle varie posizioni o ruoli lavorativi, in modo che esse risultino funzionali agli scopi che si debbono perseguire. Espressioni del tipo "stiamo cambiando la nostra organizzazione", "cerchiamo di migliorare la nostra organizzazione", ecc.. danno conto di questo secondo significato del termine.

Si parla (nel senso di O2) di "organizzazione formale" per indicare il sistema di norme o procedure stabilite per dare certezza allo svolgimento delle attività lavorative che sono in capo alle varie unità organizzative ed alle varie mansioni. Essa si contrappone al termine "organizzazione informale" che vale ad indicare la organizzazione che si viene a stabilire nei gruppi di lavoro, nelle pieghe delle norme e procedure formali o in contrasto con esse.

L'espressione "organizzazione complessa" viene impiegata per indicare organizzazioni che presentano un elevato grado di differenziazioni e specializzazione funzionale delle strutture che le compongono, rendendo più complessi i problemi di governo e di integrazione operativa.

1 L. Gallino "Dizionario di sociologia", UTET, 1978




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