Indietro

PE: quote per rafforzare la partecipazione delle donne

Misure legislative per ridurre il divario retributivo di genere e introdurre le quote per aumentare il numero di donne negli organi direttivi e politici sono fra le richieste approvate martedì dal Parlamento europeo. In una risoluzione elaborata da Sophia in't Veld (ALDE, NL) sulla relazione annuale 2011 sulla parità di genere nell'UE, il Parlamento ribadisce la richiesta di nuove leggi che introducano le quote per incrementare la rappresentanza femminile negli organi direttivi, qualora le misure nazionali non riescano a raggiungere questo obiettivo. Nel dibattito, la relatrice in't Veld aveva esortato il Parlamento e la Commissione europea a varare iniziative forti per affrontare la disuguaglianza. "Spontaneamente ciò non accadrà: colleghi, è giunto il momento di agire!", aveva dichiarato. Nel corso dello stesso dibattito, il commissario per la giustizia Viviane Reding, aveva annunciato che proposte a tal fine potrebbero essere presentate entro fine anno. Il Parlamento aveva richiesto tali misure obbligatorie già in una risoluzione del luglio 2011. Per incrementare il numero delle donne in posizioni dirigenziali nelle imprese dell'UE, la risoluzione in't Veld invita la Commissione europea a valutare le misure nazionali adottate finora, e, qualora le giudicasse inadeguate, a presentare una proposta legislativa per introdurre quote per incrementare le quote femminili negli organi direttivi al 30% entro il 2015 e al 40% entro il 2020. Nel documento si rileva che le quote elettorali sono state introdotte con successo in Francia, Spagna, Belgio, Slovenia, Portogallo e Polonia e che, quindi, misure equivalenti dovrebbe essere presa in considerazione anche da altri paesi. In un'altra risoluzione redatta da Sirpa Pietikäinen (PPE, FI) e votata sempre martedì, si sostiene che, per garantire la parità di genere nel processo decisionale politico, comprese le liste elettorali e le cariche più elevate dell'Unione europea, si rendono necessarie misure vincolanti e sanzioni a livello nazionale e comunitario. Per migliorare l'equilibrio di genere all'interno delle istituzioni UE, i deputati invitano inoltre i governi nazionali a proporre, dopo le elezioni europee 2014, sia una donna sia un uomo come loro candidati a Commissario europeo. Attualmente, il 35% dei parlamentari europei sono donne, ma la media della rappresentanza femminile dei parlamenti nazionali dell'UE rimane invariata al 24%. Solo il 23% dei ministri sono donne. Il divario retributivo tra i sessi è diminuito solo leggermente negli ultimi anni. In media, nell'UE le donne guadagnano ancora il 17,5% in meno rispetto agli uomini, solo il 12% dei dirigenti sono donne e solo il 3% ricopre un incarico di presidenza. La risoluzione in't Veld chiede un obiettivo di retribuzione paritaria europeo per ridurre del 10% il divario retributivo di genere in ciascun paese dell'UE. La risoluzione Pietikäinen invita poi a un periodico monitoraggio delle misure adottate, e ad azioni correttive obbligatorie qualora gli obiettivi fissati non fossero raggiunti. I deputati chiedono inoltre al Consiglio di portare avanti la proposta di direttiva sul congedo di maternità per garantire un congedo retribuito in tutta l'UE. La risoluzione sulla relazione annuale sulla parità tra i sessi è stata adottata con 361 voti a favore, 268 contrari e 70 astensioni, mentre quella sulla rappresentanza delle donne nel processo decisionale politico è stata adottata con 508 voti a favore, 124 contrari e 49



Nessun commento. Vuoi essere il primo.