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Pubblicità su mezzo cumulativo: tributo calcolato come sommatoria dei messaggi pubblicitari

Data: 30 ott 2018


La Corte di Cassazione, con ordinanza 2 maggio 2019, n. 10459, ha chiarito che, in caso di pubblicità di più aziende su un unico mezzo cumulativo, l’imposta di pubblicità non dev’essere calcolata in base alla superficie del mezzo promozionale utilizzato, bensì quale sommatoria dei tributi dovuti in base alla superficie espositiva utilizzata da ciascuna delle imprese pubblicizzate. Questo indipendentemente dal fatto se le singole insegne siano allocate in modalità separata ed autonoma su un palo o simultaneamente ed in maniera sistematica su un pannello.

 

In caso di pubblicità di più aziende su un unico mezzo cumulativo, l’imposta di pubblicità non dev’essere calcolata in base alla superficie del mezzo promozionale utilizzato, bensì quale sommatoria dei tributi dovuti in base alla superficie espositiva utilizzata da ciascuna delle imprese pubblicizzate.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 2 maggio 2018, n. 10459, chiarendo che, in tema d’imposta comunale sulla pubblicità, il messaggio dev’essere considerato in collegamento inscindibile con la forma adoperata per la divulgazione, con la conseguenza che, nell’ipotesi di plurime indicazioni pubblicitarie, concernenti aziende diverse, collocati su un unico pannello, il tributo deve essere determinato in base allo spazio occupato da ciascun comunicato promozionale.

L’art. 7, comma 1, del D. Lgs.15 novembre 1993, n. 507, stabilisce che l’imposta sulla pubblicità si determina in base alla figura piana geometrica un cui è circoscritto il mezzo pubblicitario indipendentemente dal numero di messaggi in esso contenuti.

Secondo la sentenza della Commissione Tributaria Regionale interessata, che aveva accolto il ricorso proposto dalla società che gestisce l’impianto, avverso l’avviso di accertamento, l’imposta doveva essere calcolata riguardo all’impianto pubblicitario nel suo complesso, e non già come sommatoria delle superfici delle singole insegne, secondo quanto, invece, richiesto con l’atto impositivo impugnato.

La società di pubblicità riteneva che l’imposta andasse calcolata sulla base della figura minima piana della struttura utilizzata, indipendentemente dal numero di messaggi in essa contenuti.

La Corte di Cassazione, però, non ha condiviso tale tesi che riteneva tassabile la superficie della struttura che reggeva la pluralità dei messaggi.

Secondo la Suprema Corte, l’interpretazione sistematica dell’art. 7, comma 1 e 2 del D. Lgs. n. 507/1993, in relazione all’art. 6, comma 2 del citato decreto, deve partire dalla solidarietà per l’obbligazione tributaria posta a carico del titolare (o comunque di chi ha la disponibilità del “mezzo pubblicitario”) estesa al soggetto nel cui interesse è diffuso il messaggio pubblicitario. Tale solidarietà porta a  considerare indissolubile il legame tra “mezzo” e “messaggio” pubblicitario, indipendentemente  dal fatto se le plurime insegne siano autonomamente e separatamente collocate in un unico palo (ciascuna costituente un mezzo pubblicitario soggetto a titolo autorizzatorio proprio) oppure siano poste all’interno di un unico pannello (soggetta ad un unico titolo autorizzatorio).

Luciano Catania 




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