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Resistenze al cambiamento

Data: 13 set 2013

Il termine "resistenza al cambiamento" è impiegato in una pluralità di ambiti disciplinari. Freud, com'è noto, introduce il termine "resistenza" in riferimento alle difficoltà che può incontrare un trattamento psicanalitico per identificare gli atti e i discorsi che il paziente oppone al tentativo di riportare alla coscienza i contenuti dell'inconscio. Più in generale si parla di "resistenza psicologica" come fenomeno che spesso si incontra nella pratica clinica in cui i pazienti direttamente o indirettamente si oppongono al cambiamento del loro comportamento o si rifiutano di discutere, ricordare, o pensare esperienze in merito presumibilmente clinicamente rilevanti.
Negli studi sul cambiamento culturale la resistenza al nuovo è richiamata dal termine "tradizionalismo" che identifica l'adesione a valori o pratiche radicate nella cultura precedente, nonché la militanza attiva per la loro conservazione.
Negli studi di management il termine identifica le difficoltà di passaggio dalla situazione as is alla situazione to be che si vorrebbe realizzare per migliorare le performance organizzative. Le resistenze ai processi di innovazione (tecnologica, organizzativa, gestionale, ecc.) posso derivare da attori coinvolti che temono conseguenze giudicate negativamente sulla loro vita lavorativa e non intendono affrontare i processi di adeguamento professionale o comportamentale, oppure da attori che non vogliono rinunciare a loro prerogative decisionali, o rifiutano le ragioni e gli assunti valoriali che stanno alla base del cambiamento che si intende realizzare. Si pone allora come problema manageriale che ha trovato ampia trattazione quello della interpretazione, della gestione e del superamento delle resistenze al cambiamento organizzativo.




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