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Salta (per ora) la salva-Regioni. Finanza locale. Niente approvazione per il decreto che dovrebbe ridisciplinare i fondi sblocca-debiti

Si ferma alle porte di Palazzo Chigi il decreto «salva-Regioni», che avrebbe dovuto portare una serie di correttivi anche per i Comuni a partire dalla sanatoria per le delibere fiscali approvate in ritardo. Per gli enti locali dalla riunione di ieri arriva solo l’aiuto da 13 milioni di euro, sotto forma di sconti sul Patto di stabilità, a Parma e Piacenza colpite dall’alluvione di due settimane fa.
A far inciampare, almeno per ora, il provvedimento è il peso specifico dell’intervento sulle Regioni e il lungo elenco di interventi aggiuntivi che formerebbero un decreto enti locali-bis dopo quello approvato appena prima della pausa estiva.

Per le Regioni, c’è da risolvere la grana emersa dopo la sentenza 181/2015 con cui la Corte costituzionale ha giudicato illegittimo il consuntivo 2013 del Piemonte che aveva impiegato i fondi sblocca-pagamenti anche per finanziare nuova spesa corrente. Il problema non è certo solo piemontese, e al Governo si è studiata una rettifica contabile in grado di blindare nei bilanci la liquidità anticipata dall’Economia alle Regioni (più di 20 miliardi nel 2013, quasi 9 dei quali assorbiti dal solo Lazio) senza creare un disavanzo nel consolidato della Pa.
I crucci di molti Comuni dipendono invece dal fatto che, contrariamente alla tradizione, il 30 luglio scorso non è stata concessa l’ulteriore proroga ai bilanci preventivi (con l’eccezione della Sicilia, dove i termini scadono oggi come quelli di Province e Città metropolitane) per cui in molti casi le aliquote dei tributi locali sono state ritoccate fuori tempo massimo. Nelle bozze del provvedimento era quindi spuntata una sanatoria, per evitare che queste scelte ritardatarie avessero effetto solo dal 2016.

Ma i sindaci sono in attesa anche di altri correttivi, alcuni dei quali già discussi senza successo in occasione del decreto enti locali di giugno. È il caso, prima di tutto, degli obblighi di acquisti tramite le centrali uniche di committenza, che scatterà dal 1° novembre e, per un incrocio paradossale delle norme, al momento esclude i piccoli acquisti solo nei Comuni sopra i 10mila abitanti. Ancora da risolvere, poi, sono molti punti del complesso meccanismo di tagli e compensazioni che regola la finanza locale, a partire da quelli legati alle traversie dell’Imu agricola.
Nel frattempo, ieri il Viminale ha pubblicato la distribuzione dei tagli aggiuntivi da 100 milioni previsti per quest’anno dalla spending review di Monti (Dl 95/2012). Domani, invece, in Conferenza Stato-Città dovrebbe arrivare il via libera alla distribuzione dei 29 milioni del «fondo-cuscinetto» raccolto con il decreto enti locali per alleggerire i tagli a carico di circa 2mila Comuni medio-piccoli che dai nuovi parametri legati ai fabbisogni standard si sono visti ridurre i fondi di una somma superiore all’1,3% delle loro risorse base.




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