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Senato – S925 e abb. – Misure alternative al carcere: esame

Dopo il via libera della Camera, è passato all’esame della Commissione giustizia del Senato il disegno di legge sulla messa alla prova e le misure alternative al carcere, illustrato dal relatore Casson (PD). Il capo I reca una delega al Governo diretta ad introdurre nel nostro ordinamento un articolato sistema di pene anche detentive alternative alla sanzione carceraria, in particolare prevedendo modalità che possano consentire la reclusione domiciliare anche a chi non abbia un domicilio adeguato, coordinando il sistema delle pene detentive non carcerarie con quello delle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi e con quello delle misure alternative alla detenzione rendendo sistematica la possibilità per il giudice di prescrivere particolari modalità di controllo. Il capo II, invece, introduce direttamente nel nostro ordinamento penale l'istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova già presente nell'ordinamento minorile. Dopo aver illustrato le singole disposizioni del capo II, il relatore si è soffermato sul capo III che affronta una problematica diversa, e cioè quella dell'istituto della contumacia, per il quale l'Italia è già stata più volte condannata in sede europea. Le disposizioni approvate dalla Camera, che intervengono in particolare sugli articoli 419, 420, 420-bis, 420-quater e 420-quinquies del codice di procedura penale, sono dirette ad assicurare che il processo penale non possa svolgersi se l'imputato non ne sia a conoscenza e non sia quindi in grado di difendersi. Premesso che l'unico modo per essere certi che l'imputato sia informato del processo e della notifica dell'avviso di udienza a mani dell'imputato stesso, viene delineato un sistema articolato su tre ipotesi: quella in cui si è certi - appunto per le modalità con cui è stata effettuata la notifica - della conoscenza del processo da parte dell'imputato, per cui si procede in sua assenza, salva evidentemente la necessità che egli sia rappresentato in giudizio; quella in cui l'imputato è a conoscenza del provvedimento e si presume, a causa degli atti da lui compiti, che sia a conoscenza della fissazione delle udienze, nel qual caso si procede in assenza, ma con rimedi ripristinatori per l'imputato che dimostri l'incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo; casi infine di non conoscenza delle udienze del procedimento, nel qual caso il procedimento stesso viene sospeso.



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