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Smartworking promosso durante il lockdown: segnali positivi dall’indagine del Dipartimento per le Pari Opportunita’ su 30.000 dipendenti

Il cambio di passo c’è stato, seppure indotto da uno stato di necessità. Il numero di smartworkers, a seguito dei provvedimenti adottati per far fronte all’emergenza Covid-19, ha avuto un’impennata. Ma analizzando i risultati del progetto “Lavoro Agile per il futuro della PA” è ora possibile tracciare anche un bilancio qualitativo sul lavoro agile, prima e dopo la pandemia da coronavirus, rilevando una forte soddisfazione tra tutto il personale, dirigente e non dirigente. Il progetto della Presidenza del Consiglio dei ministri- Dipartimento per le pari opportunità, finanziato con risorse del PON Governance 2014-2020, ha infatti affiancato, nell’arco di due anni, 62 pubbliche amministrazioni per la realizzazione di percorsi personalizzati di lavoro agile in specifici contesti lavorativi. Lo spartiacque, ovviamente, è rappresentato dalle misure d’emergenza introdotte dal governo a partire dallo scorso mese di febbraio. Per questo motivo il Dipartimento per le pari opportunità ha promosso la survey “Lavoro agile in emergenza”, il cui primo risultato – sotto il profilo quantitativo – è indiscutibilmente di rilievo: gli smartworkers delle 62 PA coinvolte nel progetto sono passati da 3.522 nel mese di gennaio (di cui 72% donne e il 28% uomini) a 60.918 nel mese di marzo (56% donne e il 44% uomini), con un aumento di circa 17 volte rispetto a prima dell’emergenza.
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