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Stabilizzazione del personale precario, mobilità e principio di accesso dall’esterno tramite procedure concorsuali

Data: 20 giu 2019


(Deliberazione Sezione regionale di controllo per la Sicilia n. 28/2019/PAR)

II Sindaco del Comune di San Pier Niceto ha inoltrato alla Sezione Regionale di controllo della Sicilia una richiesta di parere in ordine a quale procedura adottare nell’ambito della stabilizzazione di personale precario in ossequio alle vigenti disposizioni nazionali e regionali, in particolare della Legge regionale n. 8 dell’8 maggio 2018 che introduce la possibilità di stabilizzare il personale precario mediante concorsi interamente riservati.

Il comune richiedente formulava alla Sezione i seguenti quesiti:

  • se possa procedersi alle stabilizzazioni di personale precario prevista dall’art. 26, comma 6, della legge regionale n. 8 dell’8 maggio 2018 senza garantire l’adeguato accesso dall’esterno, richiesto invece dalla disposizione – richiamata dalla citata legge regionale - di cui all’art. 20, comma 2, del decreto legislativo n. 75 del 25 maggio 2017;
  • se, nell’ambito della modalità di calcolo del 50 per cento delle risorse finanziarie disponibili per la stabilizzazione dei precari, le risorse aggiuntive assegnate con legge regionale debbano sommarsi agli spazi assunzionali ordinari sul cui coacervo calcolare la quota del 50 per cento destinata a garantire il reclutamento dall’esterno con ordinarie procedure concorsuali;
  •  se, nel triennio 2018/2020, nell’ambito della programmazione delle assunzioni, possa darsi priorità alle stabilizzazioni del personale precario rispetto alle assunzioni dall’esterno, sempre nell’ambito del triennio di riferimento.

Il Collegio verificando in primis i requisiti di ammissibilità soggettiva ed oggettiva e rilevando la sussistenza di entrambi i presupposti si pronunciava nel merito dei tre quesiti posti dell’amministrazione alla luce dell'art. 34,  comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 30 marzo 2001, che prevede l’esperimento della mobilità obbligatoria finalizzata alla ricollocazione del personale collocato negli elenchi di disponibilità prima di poter procedere del ricorso al reclutamento tramite procedure concorsuali  ed in particolare in relazione all’ applicazione dell’art. 20, commi 1 e 2 del Decreto Legislativo n.75/2017.

Com’è noto  quest’ultima norma  dispone che: “Le amministrazioni, al fine di superare il precariato, ridurre il ricorso ai contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato, possono, nel triennio 2018-2020, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di cui all'articolo 6, comma 2, e con l'indicazione della relativa copertura finanziaria, assumere a tempo indeterminato personale non dirigenziale che possegga tutti i seguenti requisiti:

a) risulti in servizio successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015 con contratti a tempo determinato presso l'amministrazione che procede all'assunzione o, in caso di amministrazioni comunali che esercitino funzioni in forma associata, anche presso le amministrazioni con servizi associati;

b) sia stato reclutato a tempo determinato, in relazione alle medesime attività svolte, con procedure concorsuali anche espletate presso amministrazioni pubbliche diverse da quella che procede all'assunzione;

c) abbia maturato, al 31 dicembre 2017, alle dipendenze dell'amministrazione di cui alla lettera a) che procede all'assunzione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

2. Nello stesso triennio 2018-2020, le amministrazioni, possono bandire, in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di cui all'articolo 6, comma 2, e ferma restando la garanzia dell'adeguato accesso dall'esterno, previa indicazione della relativa copertura finanziaria, procedure concorsuali riservate, in misura non superiore al cinquanta per cento dei posti disponibili, al personale non dirigenziale che possegga tutti i seguenti requisiti:

a) risulti titolare, successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015, di un contratto di lavoro flessibile presso l'amministrazione che bandisce il concorso;

b) abbia maturato, alla data del 31 dicembre 2017, almeno tre anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso l'amministrazione che bandisce il concorso”.

I giudici siciliani hanno evidenziato che sia condizione primaria prima dell’applicazione della richiamata procedura straordinaria di stabilizzazione sia necessario il preventivo esperimento della mobilità volontaria obbligatoria, prodromica, quest’ultima, al successivo reclutamento di personale tramite procedure concorsuali. Con ciò di fatto smentendo quanto invece aveva sul punto affermato (Punto 3.2.2) la Circolare n. 3/2017 del Ministro della Funzione Pubblica del 23 novembre 2017.

Il Collegio, inoltre, non ravvisava alcuna antinomia tra l’art. 20 comma 2 del Decreto legislativo n.75/2017 e l’art. 26, comma 6 della legge regionale n.8 del 2018 ove si stabiliva la non necessarietà di un adeguato accesso dall’esterno, richiesto invece dalla disposizione del Decreto Madia. La normativa nazionale risulta pertanto direttamente applicabile in Sicilia in quanto non derogabile da normative di natura regionale (Vengono sul punto richiamate le sentenze della Corte Costituzionale n.310 del 2011 e n. 18 e n.277 del 2013).

Alla luce di detta lettura e in relazione al primo quesito formulato dal sindaco di San Pier Niceto  la Sezione ragionevolmente afferma che la disposizione di cui all’art. 26, comma 6, della legge regionale n. 8 del 2018, va applicata nel senso che nell’ambito degli spazi assunzionali disponibili per le stabilizzazioni di personale precario (che non possono superare il cinquanta per cento della complessiva disponibilità dell’ente)– al netto di quelli destinati ad essere coperti mediante procedure concorsuali aperte all’esterno, le relative procedure concorsuali possano essere interamente “riservate”, senza che ciò contrasti con l’art. 20, comma 2, del decreto legislativo n. 75 del 2017.

In merito al secondo quesito formulato dall’istante il Collegio ha ravvisato che il concetto di “posti disponibili” debba intendersi non come dotazione organica dell’ente bensì come “spazio finanziario disponibile”, ovvero riferito alle risorse finanziarie complessivamente utilizzabili dall’ente per le assunzioni di personale, sul cui coacervo calcolare la quota (che non può in ogni caso superare il cinquanta per cento del totale) da destinare alle stabilizzazioni del personale precario. Ne consegue che, dato il vincolo di destinazione delle risorse regionali alle procedure di stabilizzazione, l'entità di dette risorse aggiuntive, affinché possa dirsi garantito l'adeguato accesso dall'esterno, non potrebbe in ogni caso superare l'importo di quelle a carico del bilancio e destinate al reclutamento ordinario.

Il Collegio ha ritenuto altresì, per quanto attiene il terzo quesito, di non entrare nel merito in quanto la questione rientra le scelte gestionali dell’ente nell’ambito della propria capacità autoorganizzativa.

Dott. Giampiero Pizziconi, Consigliere della Corte dei conti. Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato e Sezione regionale di controllo per il Veneto

 

 

 




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