Tassa rifiuti: nessuna automatica esenzione per i parcheggi destinati ad uso pubblico

Data: 08 mag 2018


La Corte di Cassazione (sentenza 11 aprile 2018, n. 8908) ha escluso un’esenzione generalizzata ed automatica dalla tassa rifiuti per i parcheggi destinati ad uso pubblico. La Suprema Corte ha ribadito che grava sul contribuente dimostrare la sussistenza di condizioni oggettive che impediscono l’applicazione della presunzione di produzione dei rifiuti, legate alla natura o al particolare uso delle superfici. E’ il contribuente, che vuole eccepire la non assoggettabilità di un immobile, che deve provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare delle esenzioni previste dal D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 62, commi 2 e 3, per alcune aree detenute od occupate aventi specifiche caratteristiche strutturali e di destinazione.

 

I parcheggi coperti non sono esentati dal pagamento della tassa sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti solo per la sussistenza di un dichiarato " vincolo di destinazione ad uso pubblico".

Tale circostanza, secondo la Corte di Cassazione (sentenza 11 aprile 2018, n. 8908), non può costituire il discrimine per accertare che l'immobile sia improduttivo di rifiuti solidi urbani.

Trattandosi di spazi frequentati da persone e, quindi, potenzialmente idonei a produrre rifiuti, non sussiste, per i parcheggi destinati ad uso pubblico, una deroga generalizzata ed automatica alla tassabilità della superficie.

Le esclusioni dal pagamento del tributo per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, ai sensi dell'art. 62, comma 2, del D. Lgs. n. 507 del 1993, dipendono dalla sussistenza di condizioni oggettive che impediscono la presunzione della loro produzione, quali la natura o il particolare uso delle superfici.

L’oggettiva condizione di non utilizzabilità immediata della superfice dev’essere dimostrata dal contribuente, che ha l'onere di fornire all'Amministrazione tutti gli elementi necessari.

In materia di tassa rifiuti, la giurisprudenza della Suprema Corte ha sempre posto in carico al contribuente, che vuole eccepire la non assoggettabilità di un immobile, l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare delle esenzioni previste dal D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 62, commi 2 e 3, per alcune aree detenute od occupate aventi specifiche caratteristiche strutturali e di destinazione.

L’ente impositore legittimamente può presumere, di norma, che qualsiasi superfice produca rifiuti mentre spetta al contribuente provare la loro eventuale inidoneità oppure documentare che sulle stesse si formino rifiuti speciali al cui smaltimento provveda il produttore a proprie spese.

L'Amministrazione deve fornire la prova della fonte dell'obbligazione tributaria (ad esempio il possesso di un diritto reale sulla superficie) ma grava sul contribuente fornire le prove della sussistenza di condizioni di esenzione, anche parziale.

L’esenzione, totale o parziale, costituisce un'eccezione alla regola generale del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale (Cass. n. 17703/2004, n. 13086/2006, n. 17599/2009, n. 775/2011, n. 17623/2016).

La Suprema Corte ricorda che l’art. 62, comma 1, D.Lgs. n. 507/1993 prevede che "La tassa è dovuta per l'occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie di civili abitazioni diverse alle aree a verde, esistenti nelle zone del territorio comunale in cui il servizio è istituito ed attivato o comunque reso in maniera continuativa nei modi previsti ... ".

L’ente impositore, prima, e la Commissione tributaria, eventualmente poi, dovranno verificare se il contribuente abbia effettivamente dimostrato i presupposti fattuali per poter beneficiare delle esenzioni.

Non basta asserire che sussiste una destinazione ad uso pubblico, ma devono essere dichiarati ed accertati elementi obiettivi, direttamente rilevabili o su idonea documentazione, che ne consentono l’ammissione ad esenzione, totale o parziale.

Luciano Catania




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