Indietro

The Global Gender Gap Report, 2013

Data: 16 mag 2014


di Lauro Mattalucci

L'uscita del report - redatto annualmente a partire da 2006 - costituisce un evento di notevole interesse nell'ambito del dibattito sulle discriminazioni di genere e sulle pari opportunità. Il report 2013 prende in esame 136 paesi che coprono oltre il 90 % della popolazione mondiale e stabilisce tra essi una graduatoria basata sul Global Gender Gap Index (GGGI),  un indicatore globale di eguaglianza tra uomini e donne  che varia teoricamente tra zero (massima penalizzazione delle donne) ed 1 (perfetta eguaglianza di opportunità). Sulla base di tale indicatore globale viene redatta una classifica tra i vari paesi dal più virtuoso al meno virtuoso: essa finisce per polarizzare l'attenzione dei media e del grande pubblico che vanno subito a vedere quale posto occupi il proprio paese e se rispetto all'anno precedente si siano scalate oppure perse posizioni in classifica.
Si scopre in tal modo che l'Italia, pur recuperando qualche posizione rispetto all'anno precedente, continua ad essere molto indietro (al 71o posto) nella graduatoria, cosa che ha alimentato sulla stampa e nei blog infinite prese di posizioni polemiche. "Siamo  dopo la Cina!" è stato uno dei commenti più citati (ma si sarebbe potuto osservare anche che l'Italia è dietro lo Sri Lanka, la Tailandia e la Tanzania …). Il fatto che l'indicatore dia risultati inattesi ha fatto sì che - in particolare nei blog - ne venisse aspramente contestata la attendibilità!
Come spesso avviene - in un Paese in cui langue la "cultura del dato" - di fronte alle statistiche si discute senza prima aver compreso come esse si ottengono e cosa esattamente misurano.
Va allora spiegato che l'indice globale di diseguaglianze di genere si ricava come media aritmetica di quattro omologhi indicatori (chiamati "sottoindici") relativi a quelli che il report chiama i "quattro pilastri" della costruzione:

  • Partecipazione economica ed opportunità;
  • Grado di formazione;
  • Salute e sopravvivenza;
  • Responsabilizzazione in politica (political empowerment).

A loro volta i sottoindici sono ricavati da altri indici più analitici elencati nella seguente tabella.

Sottoindici

Variabili prese in esame

Partecipazione economica ed opportunità

Parità retributiva per lavori simili

Stime del reddito da lavoro

Impiego come legislatori, alti funzionari e dirigenti

Impiego in ruoli tecnici e professionali

Grado di formazione

Tasso di alfabetizzazione

Iscrizione nelle scuole primarie

Iscrizione nelle scuole secondarie

Iscrizione nelle scuole terziarie

Salute e sopravvivenza

Rapporto tra i sessi (donne/ uomini) alla nascita

Aspettative di vita in buona salute

Responsabilizzazione in politica

Donne in parlamento

Donne in posizioni ministeriali

Numero di anni in cui una donna è stata capo dello stato

Tav 1

Per ogni variabile presa in esame sono specificate le fonti utilizzate e le modalità con le quali si ricavano gli indicatori relativi ai quattro pilastri (si tratta di medie ponderate con pesi ricavati in riferimento allo scarto quadrico medio della variabile esaminata nella distribuzione riguardante i 136 paesi presi in esame, in modo che ciascuna variabile abbia lo stesso impatto nell'ambito il sottoindice ). Si adottano poi algoritmi di troncamento sui quali non ci soffermiamo 1
Per evitare errate interpretazioni degli indici occorre tener conto che la metodologia adottata  considera, per ciascuna variabile i differenziali e non i livelli assoluti (così ad esempio è indubbio che le lavoratrici italiane guadagnano più di quelle cinesi, ma qui - dovendo fotografare il gender gap - si considera lo scarto di reddito di lavoro all'interno del proprio paese!)
Si può notare come l'impianto metodologico si muova in linea con le raccomandazioni del Consiglio d'Europa (1998) che focalizzano l'attenzione sulla parità di partecipazione alla vita politica e pubblica, sulla formazione sul raggiungimento dell'indipendenza economica, come obiettivi universali. La limitatezza delle variabili prese in esame (Tav. 1) può essere oggetto di critica, ma occorre tener conto delle difficoltà di reperimento di dati in un survey internazionale così ampio
La classifica delle varie nazioni in rapporto al GGGI (che vede i paesi nordici ai primi posti, e l'Italia navigare sotto la metà della classifica) rappresenta, come detto, l'elemento di maggior impatto mediatico, ma non costituisce il miglior utilizzo delle statistiche contenute nel report.

Sull'indicatore globale si può osservare come  esso vari tra un massimo di 0,8731 (Islanda) ed un minimo di 0,5128 (Yemen), con uno scarto complessivo tra i due valori pari a 0,3603; tuttavia i due quartili centrali (che raggruppano il 50% delle nazioni considerate) stanno nell'intervallo tra 0,7195 e 0,6518 con uno scarto dei valori dell'indice pari solamente a 0,0677. E' dunque un indicatore piuttosto sensibile, dove piccole variazioni possono determinare significative modifiche della classifica.
Se si osservano i sottoindici relativi ai "quattro pilastri" si osserva come "Partecipazione economica ed opportunità" abbia un range che va da un massimo di 0,8357 (Norvegia) ad un minimo di 0,2508 (Siria); il range di "Grado di formazione" va da un massimo di 1 (raggiunto da un vasto gruppo di paesi, e sfiorato con 0,9942 dall'Italia) ad un minimo di 0,5127 (Benin); il range di "Salute e sopravvivenza" varia tra 1 (raggiunto anch'esso da molti paesi e sfiorato dall'Italia) e 0,9254 (Azerbajan); infine il range di "Responsabilizzazione in politica" va da un massimo di 1 (Islanda) ed un minimo di zero (Brunei e Qatar). Ci si può chiedere - vista la diversa ampiezza dei range - se non fosse opportuno calcolare l'indice globale come media ponderata anziché come media aritmetica.
Nonostante tali possibili riserve, il GGGI presenta indubbi elementi di significatività: consente ad esempio di apprezzare la esistenza di una correlazione positiva tra il valore dell'indice e il PIL procapite 2, a testimonianza del fatto che le pari opportunità (consentendo di meglio utilizzare il "capitale umano") hanno una incidenza positiva sullo sviluppo economico.
Sono tuttavia più interessanti le considerazioni che si possono fare a partire da statistiche più analitiche, relative a raffronti "nel tempo e nello spazio". Il confronto con la serie storica degli indici consente di vedere se ed in che misura sia cresciuta o meno la eguaglianza di genere. Si scopre così che confrontando i dati 2006 e 2013 i progressi maggiori ( + 17,4 % del valore dell'indice) sono stati compiuti da Nicaragua 3. Vengono poi presentate statistiche per macro aree regionali e per classi di reddito. I dati riferiti alle aree regionali sono per noi poco significativi essendo l'Italia inclusa nell'area "Europa e Asia Centrale", mentre sarebbe stato più interessante considerare solo i 28 paesi della UE. Si possono comunque utilizzare i dati presenti nel report per effettuare personalmente le analisi che si desiderano 4: scopriamo allora che il GGGI calcolato per i 28 paesi dell'UE è pari a 0,725, ben superiore a quello relativo all'Italia (che si colloca solo al 23o posto nella graduatoria della UE). Per quanto riguarda le statistiche per classi di reddito l'Italia si colloca ovviamente nella fascia più alta (reddito medio pro capite > di 12,616 US$):  tra i 48 paesi che cadono in questa fascia in riferimento al GGGI, il nostro paese occupa solo la 33a posizione.
Dunque non c'è solo la brutta posizione nella classifica complessiva: sono molteplici i profili che vedono l'Italia in posizione critica in riferimento al gender gap, dato questo che indubbiamente merita attenzione!
Il report consente anche di avere una "fotografia" di ciascun paese; vi sono numerose informazioni di dettaglio che vanno a comporre il country profile; un grafico radar consente di avere una rappresentazione grafica degli sottoindici relativi ai "quattro pilastri"


Italia: grafico radar dei sottoindici

Per quanto riguarda l'Italia si vede come ( analogamente a moltissimi altri paesi) i sottoindici relativi al grado di formazione e salute siano praticamente pari al massimo livello di equità: penalizza invece il nostro paese il basso grado di equità relativo a "partecipazione economica ed opportunità" e "responsabilizzazione in politica". Il recupero da parte del nostro paese di posti in classifica rispetto al report 2012 è quasi interamente legato al maggior numero di donne entrate in parlamento con le ultime elezioni (cosa che spiega anche l'incremento del 6,7% del sottoindice relativo tra il 2006 ed il 2013, da 0,0875 a 0,1912). Si può ovviamente obiettare che le variabili considerate nell'ambito del fattore "Responsabilizzazione in politica" non siano sufficienti a rendere il sottoindice realmente significativo; va però tenuta presente, come accennato, la difficoltà di reperire altri dati su una così vasta platea di nazioni.
L'incremento tra il 2006 ed il 2013 del fattore "Partecipazione economica ed opportunità" è alquanto  modesto (si passa 0,5265 a 0, 5973); si conferma come tale fattore permanga come elemento di forte penalizzazione per la popolazione femminile 5. Questa è la situazione nonostante il fatto che proprio il 2006 ha visto l'approvazione del d.lgv. 198/ conosciuto come “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna” .

Va infine menzionata - senza che ci sia qui modo di parlarne diffusamente - l'appendice E) contenuta nel report ed intitolata  Policy Frameworks for Gender Equality. Si tratta dei risultati di una indagine sul Gender mainstreaming 6  che dal 2011 viene condotta  dal World Economic Forum e che ha sinora coinvolto 87 paesi. Vengono fotografate le politiche adottate con l'obiettivo di facilitare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro suddivise in quattro aree:

  • congedo familiare;
  • assistenza all'infanzia;
  • sistemi di tassazione (con implicazioni di genere);
  • uguaglianza e lavoro.

1 La base del ragionamento statistico per ogni variabile considerata è l'equality benchmark fissato ad 1 per significare il raggiungimento di una perfetta uguaglianza di opportunità. Succede ad es. che per la variabile iscrizione alle scuole terziarie in Italia il rapporto uomini donne sia 1,39 (ci sono più donne che uomini che accedono a tale livello di studi): l'indice viene troncato ad 1 in modo che non si operino nella costruzione del sottoindicatore relativo a "grado di formazione" improprie compensazioni.

2 La correlazione è elevata anche se tende ad essere "compromessa" da alcuni paesi che fanno storia a sé: la eccezione più vistosa è quella del Qatar, che ha un PIL procapite eccezionalmente alto contro un GGGI inferiore al valore mediano della scala.

3 Dato che invita ad approfondire quali azioni positive si siano realizzate con la presidenza di Daniel Ortega

4 Sarebbe utile se il Report fosse corredato da un foglio excel scaricabile, in modo che ciascuno possa elaborare statistiche  di specifico interesse.

5 Questo avviene nonostante che la crisi economica abbia - nella generale precarizzazione del lavoro-  colpito maggiormente il settore manufatturiero e quindi il tasso di occupazione maschile, rispetto a quello femminile.

6 Vedasi nel glossario presente sul portale Marcoaurelio la definizione di Gender mainstreaming


Autore: World Economic Forum

Editore: ---

Immagini


Nessun commento. Vuoi essere il primo.