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UIL-Caritas-SICET: emergenza abitativa, Rapporto 2015

Data: 08 mar 2016

È stato presentato "Un difficile abitare", il Rapporto 2015 sul problema casa in Italia realizzato da Caritas Italiana, Sicet (sindacato inquilini) e Cisl nazionale. L’indagine, ha coinvolto un campione rappresentativo di utenti dei Centri di Ascolto Caritas e degli sportelli Sicet, nelle principali aree metropolitane del paese. Il volume riporta nella sua parte finale una serie di raccomandazioni e proposte, rivolte alle amministrazioni pubbliche, alle realtà produttive, al terzo settore, alla comunità civile ed ecclesiale nel suo complesso. Anzitutto vengono avanzate delle istanze di carattere generale “per l’abitare sociale e l’uso sostenibile del territorio”. Inoltre vengono individuati alcuni “obiettivi di politica nazionale per la casa”, con lo scopo di promuovere azioni di tutela verso gli sfrattati e dar vita ad un Piano per l’edilizia pubblica finalizzato ad aumentare l’offerta di alloggi accessibili. Andrebbe altresì rivista la legge 431/98 con l’obiettivo di ridurre i canoni di locazione. Infine, andrebbe salvaguardato e rigenerato il patrimonio di edilizia pubblica, ponendo al centro efficienza energetica, sostenibilità ambientale e qualità insediativa, destinando le abitazioni alla locazione con canoni sostenibili. I numeri dell’abitare difficile: • Le soluzioni abitative con caratteri di apparente provvisorietà, che riguardano tutti coloro che vivono in stanze e posto letto, raggiungono nel loro insieme una quota di presenza non trascurabile, pari all’8,5% di tutti gli intervistati; • L’11,1% del totale delle persone che vivono in affitto è privo di contratto; al 26,6% delle persone che vivono in affitto non viene rilasciata nessun tipo di ricevuta; al 32,6%, viene rilasciata una ricevuta sottostimata, che non copre l’ammontare reale della rata di affitto; • A livello generale, quasi la metà del campione vive in abitazioni definite “strutturalmente danneggiate” (47,3%). Una quota di poco inferiore di persone vive in case/alloggi ritenuti di “ridotte dimensioni” (43,5%); il 20,4% in situazioni di “mancanza di luminosità”; • A livello generale, il 16,0% del campione vive un problema di sfratto o di pignoramento giudiziario. Si tratta in prevalenza di italiani, abitanti nelle regioni del Mezzogiorno, di età compresa tra 50 e 64 anni, disoccupati, che vivono in famiglie non eccessivamente numerose (massimo 5 componenti), con figli minori e un basso livello di reddito. Più della metà degli sfrattati/pignorati vive in alloggi con “strutture danneggiate” (Il 58,8%). Il 45,4% risiede in abitazioni considerate di “ridotte dimensioni” e il 32,0% vive in condizioni di sovraffollamento. Più rare, anche se non del tutto assenti, le situazioni di totale assenza di dotazioni igieniche, che riguardano comunque una persona su dieci (9,3%). • A fronte di tale livello di disagio, le risposte istituzionali appaiono deboli: solo il 23,5% degli utenti Caritas/Sicet usufruisce di una o più misure socio-assistenziali nazionali o locali. La misura più diffusa, il Fondo nazionale di sostegno alla locazione, è fruita dal 10,6% del campione (45,1% di tutti coloro che ricevono un aiuto socio-assistenziale). CISL: “L’emergenza abitativa è molto grave. In questi 8 anni di crisi con tanti disoccupati, ne abbiamo ancora 3 milioni in cerca di lavoro e, per questo motivo, nel nostro Paese, tante famiglie non riescono a pagare l’affitto e tante il mutuo”. Questo afferma Annamaria Furlan. “C’è una vera emergenza povertà che ha raggiunto livelli di guardia - continua la Furlan - e dentro l’emergenza povertà c’è il tema fortissimo del lavoro perché troppo spesso perdere il lavoro significa perdere la casa”. Per questi motivi, “bisogna realizzare subito una politica per la casa di tipo sociale, a favore dei tanti italiani che non ce la fanno ad arrivare a fine mese”. Commentando la direttiva dell’Ue in via di recepimento, che prevede il fatto che la banca possa entrare in possesso della casa, con procedure veloci e semplificate, nel caso in cui ci sia un mancato o ritardato pagamento per sette volte, la Segretaria Cisl è convinta che “ciò peggiorerà l’emergenza. Bisogna capire qual è l’anello debole e tra un lavoratore che perde il lavoro e non riesce a pagare il mutuo e la banca, l’anello debole è il lavoratore”. Sintesi slide Rapporto. intervento don Francesco Soddu (Direttore Caritas Italiana)



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