«Casa, il taglio tasse sia permanente» Bankitalia: sulla fiscalità immobiliare modifiche frequenti, Italia ora nella media Ue

Data: 06 ott 2015

Il rinvio del pareggio di bilancio deciso dal governo va «attentamente» valutato «tenendo conto dell’importanza di dare avvio a una chiara e progressiva riduzione del debito, dopo 8 anni di crescita ininterrotta». È il caveat espresso ieri dal vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, ascoltato in audizione sul Def. Signorini ha ricordato che il valore previsto per il debito pubblico del 2015 in rapporto al prodotto (132,8%) supera di 16 punti il picco toccato nel biennio 2004-2005 e di 33 punti il livello 2007, prima che divampasse la crisi. È dunque essenziale che nel 2016 lo stock del debito pubblico in rapporto al Pil torni a scendere. E «sarebbe prudente - ha sottolineato - assicurare un margine di sicurezza per affrontare l’eventuale materializzarsi di rischi» di tipo congiunturale, provenienti dal «rallentamento del commercio mondiale o improvvisi mutamenti nei mercati». 

Quanto alle imposte, il dirigente di Bankitalia ha battuto a lungo sul fatto che il livello della pressione fiscale, pari al 43,6% nel 2014 «è ancora elevato, sia in una prospettiva storica sia nel confronto internazionale». In particolare, ha osservato, è elevata la tassazione sui redditi da lavoro dipendente : l’Ocse afferma che per un single senza figli con retribuzione media il peso dell’Irpef è pari al 22% della retribuzione( contro il 19,1% in Germania,il 16,6% in Spagna al 14,5% in Francia e nel Regno Unito). «Una pressione fiscale così alta indubbiamente ostacola la crescita economica. Come ridurla - ha sottolineato Signorini - è una scelta politica, in ragione delle diverse implicazioni distributive dell’una e dell’altra misura». 

E tuttavia Bankitalia ha messo in evidenza gli effetti sul potenziale produttivo delle opzioni sul tappeto. Così a proposito delle imposte immobiliari, dopo aver ricordato che l’Italia è in linea con la media dei paesi europei(1,5%del Pil) Signorini ha avvertito: «Va posta attenzione al fatto che le frequenti modifiche alla fiscalità immobiliare degli ultimi anni potrebbero indurre le famiglie a non reputare lo sgravio programmato come permanente, limitando significativamente gli effetti della misura sulle scelte di consumo». Si tratterebbe- ha spiegato- del quinto intervento negli ultimi sette anni. «In ultima analisi - ha concluso - l’effetto dell’eliminazione della tassazione della prima casa dipende dalla misura in cui essa sarà percepita come permanente». 

Dal canto suo, il presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio,Giuseppe Pisauro, ha affermato che il governo non ha esplicitato nel Def quali riforme aggiuntive intende mettere in campo per ottenere l’estensione della flessibilità legata alle riforme strutturali. «L’estensione della clausola richiede l’indicazione di nuove riforme rispetto alla primavera scorsa» ma queste riforme «non sono esplicitate» nella Nota di aggiornamento al Def. Quindi, ha proseguito, «ad oggi non è possibile fare una valutazione». Difficile, secondo Pisauro, valutare anche la clausola investimenti: «I requisiti sono rispettati per richiederla» ma «quello che bisogna vedere è se gli investimenti previsti sono realmente aggiuntivi». 




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