Regione Lazio: presto uno stanziamento per occupazione femminile

Nel Lazio il tasso di occupazione femminile è superiore alla media nazionale attestandosi intorno al 50% e il tasso di presenza delle donne nelle imprese ha superato la media nazionale (oltre il 26% contro la media nazionale del 24%). Sul fronte imprenditoriale i dati dell'Osservatorio Imprenditoria Femminile di Unioncamere, rivelano come, nonostante l'esistenza di barriere in ingresso per le donne, le imprese femminili crescano a un ritmo più elevato del totale delle imprese. Lo rivela il 'Libro Verde sull'occupazione femminile nel Lazio' promosso dall'Assessorato regionale al Lavoro, Pari opportunità, Politiche giovanili, guidato da Alessandra Tibaldi, e presentato a Roma, nel corso del convegno 'Le donne cambiano il lavoro'. "Abbiamo pensato a un piano di azione integrato per ipotizzare un diverso modello di welfare Regionale - ha detto l'assessore Alessandra Tibaldi - prima abbiamo realizzato il libro verde per l'occupazione e ora diamo il via a uno stanziamento di 32 milioni di euro per il sostegno al lavoro femminile, nella convinzione che saranno proprio le donne a trainare la futura ripresa economica". Tra le province italiane è Roma quella con il più elevato numero di imprese femminili (61.584), seguita da Napoli (59.725) e Milano (57.199). Positivo anche il trend registrato nel suo complesso dalla Regione Lazio, con un tasso di imprese femminili pari a circa il 27% del totale delle imprese contro una media nazionale del 24%. L'imprenditrice media laziale ha un'età compresa tra i 30 e 40 anni (mai un'età superiore ai 56 anni), al momento di avviare l'impresa è nubile e non ha figli, è altamente scolarizzata (il 60% possiede una laurea, mentre il 52% ha addirittura conseguito un master), anche se a un grado di istruzione elevato, non sempre corrisponde un ruolo aziendale in linea con il percorso formativo. Spesso, poi, la tipologia di laurea non è coerente con l'attività imprenditoriale individuata. Una buona parte di donne, inoltre, avvia un'impresa dopo la separazione/divorzio o in alternativa al reingresso nel mondo del lavoro dopo la maternità. Un elemento distintivo dell'imprenditorialità femminile laziale, in particolare romana, è quello della multietnicità. Negli ultimi anni la sensibile crescita della componente immigrata ha indubbiamente contribuito alla vitalità del sistema di imprese locali. Nella sola provincia di Roma le donne straniere con cariche imprenditoriali sono 12.417 (7,6% del totale delle donne). Tra il 2006 e il 2007 il numero complessivo di queste donne è aumentato di 3.320 unità (2,1%).La componente femminile straniera ha evidenziato un tasso di crescita (8,3%) molto superiore a quello delle italiane (+1,6%), ed è risultata più pronunciata rispetto al già alto livello medio regionale e nazionale (rispettivamente 7,7% e 6,7%). In virtù di queste dinamiche, è aumentato, seppur di poco, anche il peso della imprenditrici straniere, che sono il 10,2% (4.473) del totale delle imprenditrici. Riguardo alla mortalità delle aziende, in particolare, la mortalità delle imprese femminili risulta particolarmente superiore a quella maschile nelle attività associative, ricreative e culturali, nelle attività di noleggio macchine, nel commercio, nell'intermediazione monetaria e finanziaria, ma anche nei servizi alla persona e nelle attività immobiliari. In termini di volume di attività le imprese femminili (dato al 31.12.07) presentano per lo più un fatturato medio di 250.000,00 euro che rappresenta un livello tendenzialmente marginale per essere competitivi e soprattutto per investire in innovazione e ricerca.



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