OCSE: Rapporto su misurazione e monitoraggio del divario retributivo di genere nelle pubbliche amministrazioni

Data:

16/04/26, 15:06

Autore:

Andrea Angelo Aronica

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Aran pubblica un rapporto dell’OCSE, in cui la pubblica amministrazione emerge come un terreno particolarmente significativo per osservare, e al tempo stesso contrastare, le disuguaglianze retributive di genere. Per sua natura, infatti, il settore pubblico dovrebbe incarnare principi di trasparenza, imparzialità e uniformità di trattamento; tuttavia, l’analisi comparata dimostra come tali caratteristiche, pur rilevanti, non siano di per sé sufficienti a garantire una piena equità. Nel complesso dei Paesi OCSE, il divario retributivo nella pubblica amministrazione appare generalmente più contenuto rispetto al settore privato, grazie alla presenza di sistemi salariali formalizzati e regolati. Eppure, esso non scompare. La sua origine non risiede tanto in una differenza di retribuzione a parità di ruolo – che le griglie stipendiali tendono a ridurre – quanto piuttosto nella distribuzione delle carriere. Le donne risultano infatti spesso concentrate nei livelli intermedi o in funzioni amministrative, mentre restano sottorappresentate nei ruoli apicali e dirigenziali. È in questa asimmetria dei percorsi professionali che si annida una parte rilevante del divario. A ciò si aggiunge il peso delle componenti accessorie della retribuzione – indennità, premi, incarichi aggiuntivi – che, essendo meno rigidamente standardizzate, possono introdurre margini di discrezionalità e quindi di potenziale disuguaglianza. Analogamente, le progressioni di carriera, pur formalmente regolate, risentono di fattori indiretti, come le interruzioni lavorative o il diverso accesso a opportunità strategiche, contribuendo a produrre nel tempo effetti cumulativi.  

In questo quadro si inserisce il caso dell’Italia, che riflette in larga misura le dinamiche evidenziate a livello internazionale. Il settore pubblico italiano si caratterizza per una significativa presenza femminile, in particolare nei comparti dell’istruzione, della sanità e delle funzioni amministrative. Tuttavia, tale presenza non si traduce in una pari rappresentanza nei livelli decisionali: le donne restano meno presenti nei ruoli dirigenziali, con un impatto diretto sul divario retributivo complessivo. Il sistema italiano, fondato su contratti collettivi e strutture salariali definite, contribuisce a contenere le differenze nella retribuzione base. Nondimeno, persistono disuguaglianze legate agli incarichi, alle indennità accessorie e alle progressioni economiche, che rappresentano gli ambiti in cui le disparità tendono a manifestarsi con maggiore evidenza. Un ulteriore elemento critico riguarda la qualità e l’integrazione dei dati: la frammentazione dei sistemi informativi rende ancora complesso un monitoraggio sistematico e pienamente comparabile del fenomeno.