Canone unico: la Cassazione lo qualifica come tributo e cambiano le regole per i Comuni

Data:

5/27/26, 12:16 PM

Autore:

Andrea Angelo Aronica

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Con la sentenza n. 12225 del 16 dicembre 2025, pubblicata il 1° maggio 2026, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione segnano un punto di svolta nella disciplina del canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria, stabilendone la natura tributaria. 

La decisione supera il precedente orientamento che qualificava il canone come entrata patrimoniale, con importanti conseguenze operative per gli enti locali, in particolare sul piano della gestione amministrativa e del contenzioso, che viene ora attribuito alla giurisdizione tributaria. A seguito di questa pronuncia, il Dipartimento delle Finanze del MEF ha emanato la circolare n. 1 del 22 maggio 2026, con cui fornisce nuove indicazioni operative, chiarendo che, a partire dal 2026, le delibere comunali relative al canone unico devono essere trasmesse al Ministero dell’Economia e delle Finanze tramite il Portale del federalismo fiscale e pubblicate sul sito istituzionale del MEF. Per quanto riguarda le scadenze, le delibere devono essere adottate entro il termine del bilancio di previsione, trasmesse entro il 14 ottobre e pubblicate dal MEF entro il 28 ottobre. Tuttavia, per il 2026, essendo già scaduto il termine di adozione, i Comuni potranno solo trasmettere le deliberazioni già vigenti, applicando il principio di ultrattività, senza possibilità di approvare nuovi atti per l’anno in corso. Il nuovo inquadramento impone dunque agli enti locali un adeguamento tempestivo delle procedure e una revisione dei precedenti orientamenti, al fine di garantire la piena conformità al nuovo regime tributario del canone unico. 

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