GenAI e uguaglianza di genere: una sfida per il lavoro che cambia

Data:

4/23/26, 10:19 AM

Autore:

Andrea Angelo Aronica

Tempo di lettura:

L’intelligenza artificiale generativa sta già trasformando il mondo del lavoro, ma non in modo neutrale. Secondo un recente rapporto dell’International Labour Organization, l’impatto della GenAI rischia di accentuare le disuguaglianze di genere se non adeguatamente governato. 

Il punto critico è la persistente segregazione occupazionale: le donne sono ancora fortemente concentrate in mansioni amministrative e di supporto, più esposte all’automazione perché basate su attività ripetitive e standardizzabili. Al contrario, nei settori a prevalenza maschile la GenAI tende più spesso a integrare le competenze esistenti, aumentando la produttività anziché sostituire il lavoro. 

A questo si aggiunge la sottorappresentazione femminile nei settori tecnologici e nei luoghi decisionali, che limita la possibilità di incidere sullo sviluppo e sull’utilizzo delle nuove tecnologie. Il rischio è che l’innovazione rafforzi divari già esistenti. 

In questo scenario, la contrattazione collettiva assume un ruolo chiave. Può orientare l’adozione della GenAI in modo equo, definendo regole sull’uso delle tecnologie, garantendo trasparenza algoritmica, prevenendo discriminazioni e promuovendo percorsi di formazione e riqualificazione, soprattutto per le lavoratrici più esposte. 

La GenAI può rappresentare un’opportunità o un fattore di ulteriore disuguaglianza: la differenza dipenderà dalla capacità delle istituzioni e delle parti sociali di governare il cambiamento, mettendo al centro il lavoro e la parità di genere.